Tornare a Rosarno (quasi) felici

12 Ott

Durante la rivolta e la cacciata di Rosarno avevo conosciuto un giovane ragazzo senegalese, mingherlino, fragile. Raccoglieva le arance e viveva in un casolare abbandonato insieme con altri lavoratori africani e una manciata di galline che razzolavano nel fango. Stava calando la sera, faceva freddo, Mamadou indossava una felpa e portava un paio di sandali. Piangeva perché non voleva andarsene, la polizia insisteva perché quel giorno i ragazzacci di Rosarno avevano minacciato i braccianti con bastoni e taniche di benzina. Mamadou ha preso un treno per Napoli, è rimasto qualche giorno in città, ha dormito presso la Caritas e poi ha trovato un lavoro vicino a Vibo Valentia. L’ho sentito spesso, in questi mesi. Parlavamo francese. Mamadou diceva che aveva trovato un posto presso un contadino che la sera lo ospitava in casa, e poi lo mandava a dormire nell’abbaino degli attrezzi, senza luce. Ad agosto ho perso il suo numero, inghiottito dal cellulare. Oggi Mamadou mi ha chiamata, parla un italiano pressoché perfetto. E soprattutto, dice, è contento. E’ contento perché è tornato a Rosarno e vive in una casa in affitto nel centro della città, lavora potando gli ulivi in attesa della stagione delle arance. Dice: “Non ho paura di rimanere qui, sono tornato perché posso lavorare”. Ha imparato l’italiano frequentando un corso per stranieri. La sera guarda la televisione e finalmente capisce quello che viene detto. Ha ripetuto: “Sono contento”. Dopo la telefonata mi sono chiesta se Mamadou tornato a Rosarno fosse una bella o una brutta notizia.

 

Una Risposta to “Tornare a Rosarno (quasi) felici”

  1. Tommaso 19 ottobre 2010 a 15:43 #

    Quella di Mamadou è una bella notizia. Fino a prova contraria, o perlomeno sino ad opprtuna verifica, viviamo in una Repubblica fondata sul Lavoro. O meglio in un mondo in cui ognuno riesce a stare in pace con sè stesso, in buona sostanza, se viene ricosciuto un valore economico a quello che produce, pensa, crea, scrive. Sarebbe forse ancora più bello viver in un Paese fondato sulle Persone, ma non so se esista un angolo di mondo capace di permettersi una tale lussuosa Civiltà.
    Mi auguro per me, Mamadou e per tutti, che quello che ora capisce in tv possa almeno non rincoglionirlo. Perchè in fondo chi desidera e crede nell’integrazione lo fa perchè la ritiene un’antidoto benefico ed efficace all’appiattimento generalizzato e senza ritorno verso cui inesorabilmente sprofondiamo.

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