Che fine hanno fatto le lamette di Donatella Rettore?

22 Ago

L’intervista a Donatella Rettore (telefonica, mezza in dialetto, scomposta e sugosa)

Premessa narcisistica: sono onorata concittadina di Donatella Rettore e da bambina la vedevo passeggiare lungo i portici di Castelfranco Veneto, alta biondissima e con due levrieri al guinzaglio. Luminosa, come in Splendido splendente (“ho una pelle trasparente come un uovo di serpente/ come sono affascinante faccio cerchi con la mente”). Chiamami-soltanto-Miss-Rettore avrebbe voluto tenere l’intervista in dialetto, purtroppo il veneto lo capisco benissimo ma lo parlo malissimo. Fine della premessa (che però è stata utile per guadagnarmi un invito a casa della cantante. Non vedo l’ora).

Donatella-si-è-impiccata nel bidet canta dal 1974, l’ultimo disco “Caduta Massi” è uscito lo scorso maggio e prevede una tournée anche all’estero. Compie 56 anni tra pochi giorni, è felicemente sposata con il musicista romano Claudio Rengo, riceve l’adorazione di migliaia di fan che la considerano una Lady Gaga ante-litteram. Durante l’intervista non-capisco-perché-tutti-quanti-continuano-stramaledettamente-a-chiamarmi-Donatella si è innervosita soltanto una volta: quando abbiamo approfondito il discorso su Loredana Berté.

Su Youtube ho rivisto il video di Porco Romantico del 1985 e…

Ommadonnasanta, Youtube registra qualsiasi cagata tu abbia fatto nella vita!

Rinneghi Porco Romantico?

No. È una bellissima canzone. Dicevo soltanto che a volte ritrovo delle registrazioni oscene dei miei concerti e non c’è modo di cancellarle.

In effetti. Dicevo: uno dei tuoi fan pochi mesi fa commentava che Porco Romantico sembra scritta apposta per Silvio Berlusconi e il bunga bunga…

…ma non c’entra nulla! Anche perché Berlusconi non è affatto romantico. Guarda, a Berlusconi dedicherei volentieri Lamette: “Dammi una lametta che mi taglio le vene” (ride). Oppure, meglio ancora, Kobra. So che gli piace.

Te l’ha detto esplicitamente?

Sì. L’ho incontrato nei primi anni ’80 quando faceva ancora l’imprenditore. Non avrei mai immaginato che sarebbe sceso in politica facendo tutta la cagnara che sta facendo adesso. Era una serata di lavoro, si avvicinato e mi ha detto: “Mi piace molto Kobra” E io, che sono una ragazzaccia, l’ho guardando con fare allusivo: “Davvero le piace il cobra?”. E abbiamo riso un sacco. Non so se ricordi, ma quel testo aveva fatto scandalo perché si riferiva al pene.

Ero piccola e non lo capivo. E non capivo nemmeno perché una cantante esplosiva e allegra come te dovesse tagliarsi le vene “dall’alto verso il basso… zip!”

Lamette faceva parte di un concept album, “Rock ‘n’ roll suicide”, ispirato alla cultura giapponese. Un’opera rock che esplorava le tematiche dei kamikaze e dell’harakiri, il suicidio è un tema molto rock. Non ho mai pensato di togliermi la vita, figurati. Mi divertiva vestirmi con le bandiere giapponesi e gli aerei dei kamikaze in scena.

Capisco. Ti interessa la politica? Berlusconi a parte, dico.

Non mi interessa più dall’epoca di Tangentopoli. Sono rimasta molto delusa, ho capito che i politici sono dei furfanti. Continuo però a votare i radicali di Marco Pannella.

Sei andata a votare per il referendum?

Io vado sempre a votare, anche quando alle urne trovi soltanto gli scrutinatori. Il referendum uno strumento di democrazia, e sono contentissima del risultato. Anzi, io proporrei un referendum per togliere le centrali nucleari vicine al confine italiano.

La pensi come Celentano, insomma.

No, io la penso come la Rettore. Celentano è un pirla.

Ahia. E perché?

Perché predica bene e razzola male.

Ultimamente hai sparato critiche velenosissime contro Mina, Madonna, Lady Gaga. Perché sei così litigiosa?

Io me la prendo con chi se lo merita, non sono una pazza. Me la prendo con quei cantanti che, ottenuto un grande successo, sfruttano il loro nome per commercializzare dischi molto mediocri. Prendiamo Mina: quale bella canzone ha scritto ultimamente? Nessuna. Così Celentano. Non sopporto chi prende in giro i fan. Bisogna spremersi, faticare, consegnare un buon lavoro.

E allora chi ti piace, in Italia?

Adoro Morgan e Cesare Cremonini. Li ho visti insieme, su Mtv, una serata che ha nobilitato la televisione italiana. Meravigliosi! Morgan è davvero un artista sottovalutato e mi dispiace.

Sono anni che non partecipi a Sanremo.

Sanremo è brutto e vecchio.

Appunto, se partecipassi con una delle tue performance potresti svecchiarlo. O no?

Tornerei soltanto se fosse organizzato e presentato da Antonello Piroso oppure Elio. Purtroppo mettono queste cariatidi degli anni ’60, una noia mortale.

Però lo vedi Sanremo? La sera, sul divano, con gli amici per divertirsi prendendo in giro le canzoni orribili, i vestiti della Clerici, l’inglese maccheronico della Canalis…

Impossibile scherzare sulle canzoni sanremesi, sono davvero troppo brutte. Lo guardo purtroppo per lavoro, vorrei sempre spegnere, mi lamento. Uno strazio. Quella non è la musica che interessa ai ragazzi.

E’ vero che aiuti molto i giovani emergenti?

Ho rapporti professionali con tutto l’underground italiano, sono artisti molto più capaci di quelli che fanno successo in televisione nei talent show come X Factor, un programma nato per volontà delle etichette discografiche in modo da pubblicizzare giovani ancora sconosciuti ma con il contratto già in tasca.

E secondo te chi sono gli emergenti che meritano successo?

Amo moltissimo i Surgery, un gruppo romano molto talentuoso, suonano meravigliosamente, sperimentano. Poi impazzisco per le Rivoltelle, band ska divertentissima formata da ragazze. Hanno fatto una cover molto bella di Lamette.

Non potresti fare come Caterina Caselli, fondare una piccola casa discografica per aiutare queste band?

Magari! Caterina ha sposato il figlio del suo produttore, io semplicemente chiamo questi ragazzi, li invito a Castelfranco dove ho il mio studio di registrazione, pago anche le spese, insomma collaboro con loro. Per esempio nel mio ultimo album ho lavorato con un rapper bravissimo e un gruppo di giovani siciliani che suonano i fiati. Cla-mo-ro-si! Poi invito questi artisti a fare da gruppo spalla per iniziare i miei concerti, così da allargare il loro pubblico. Non sono Maria de Filippi, ma penso che aprire un concerto della Rettore possa fare molto per loro.

Ti dà fastidio che la stragrande maggioranza degli italiani ti ricordi soltanto come l’eccentrica cantante di Lamette, Kobra e Splendido Splendente (l’ha scritto anche il giornale/io ci credo veramente)?

Perché dovrebbe infastidirmi? Sono canzoni meravigliose e continuano a darmi molta soddisfazione. Pensa che Lamette è stata scelta per la colonna sonora di “Notte prima degli esami” e del telefilm “Romanzo Criminale”, nonché in “Tutti pazzi per amore”. Evviva Lamette!

Non rinneghi nulla, nemmeno il film “Cicciabomba” dove recitavi la parte di una ragazza veneta grossa e impacciata che diventa magrissima e bella grazie ad una dieta dimagrante miracolosa?

Cicciabomba” é un mio orgoglio. L’anno scorso un signore chiamato Quentin Tarantino l’ha distribuito in America con il titolo “Fatty gilr goes to New York”. E poi come potrei rinnegare un film dove recita Paola Borboni, grande attrice di prosa, e un mito come Anita Ekberg?

In “Cicciabomba” ad un certo punto canti una canzone: “ho le gambe come un grissino/ma datemi un panino”. Nel 1974, al tuo primo esordio a Sanremo con “Capelli sciolti” eri una ragazza paffutella, poi sei riapparsa negli anni ’80 molto snella. Hai fatto davvero una dieta drasticissima?

Da adolescente non ero a mio agio con il mio corpo. Avevo delle forme rotonde e persino i brufoli. Poi sono cresciuta e mi sono formata e conformata, mi sono accettata anche se non ho un sedere alla brasiliana. Sul cibo sono completamente anarchica: mangio quello che voglio quando mi pare. Faccio ginnastica, punto.

Dimmi la verità: che rapporto hai con il bisturi tagliente che celebravi in Splendido splendente?

Pessimo. Negli anni ’90 vedevo la Parietti con quei labbroni e decisi di imitarla. Un disastro. Da allora le mie labbra sono rimaste gonfie, e dire che avevo una bocca bellissima. La linea di Cupido, avevo.

Molte donne di spettacolo si rifanno da capo a piedi.

Patty Pravo si è rovinata. E poi hanno cominciato persino gli uomini. Un mio amico è irriconoscibile. Non so mai se mi sta guardando, ha cambiato totalmente espressione. Non riesco a dirglielo, ma lo trovo ributtante.

Ho letto che tu e Loredana Berté non vi parlate da 30 anni.

Chiariamo una volta per tutte: si tratta di una invenzione giornalistica per mettere in competizione la mora e la bionda. Con Loredana non ho mai litigato, non l’ho insultata. E’ stata lei ad avvantaggiarsi di questa finta rissa per scatenare il gossip.

Dimostrami che non c’é odio. Quale canzone della Berté avresti voluto comporre tu?

Non sono una signora è una bella canzone.

Avrei scommesso che avresti risposto La goccia. E’ più nel tuo stile.

Ti dico una cosa: non ho mai comperato un album di Loredana. Invece ho tutta la collezione di sua sorella, Mia Martini. Mimì era una vera cantante.

Comunque tu, Berté e Patty Pravo avete un tratto in comune: tutte e tre avete usato l’ironia e l’autoironia presentandovi sul palco non soltanto con magnifiche canzoni, ma travestendovi per stupire il pubblico, per scandalizzare…

cosa c’entro io con la Berté e Patty Pravo? Io faccio parte della generazione di Fiorella Mannoia, Fiordaliso, Giuni Russo. Quando Patty Pravo comincia cantare avevo dieci anni.

Non intendevo in senso anagrafico. Dicevo che come la Berté andava in scena col pancione…

Se vuoi parlare della Berté chiami la Berté e fai l’intervista con la Berté.

Non è nelle mie intenzioni. Volevo dire che la tua capacità istrionica, eclettica, i tuoi travestimenti ironici hanno fatto scuola e…

Peraltro Loredana spesso si vestiva male. Io invece mi sono sempre vestita fancy-glamour, curando moltissimo il mio aspetto. La Berté è come Lady Gaga, fa ridere, ma non ha gusto. Anche se devo dire che quando si è vestita da Cheyenne era molto sexy mentre Lady Gaga non è per nulla sensuale. Madonna lo è moltissimo, è bella e ha voluto sempre migliorare il modo con il quale va in scena.

Uno dei commenti piin voga tra i tuoi fan è che hai anticipato Lady Gaga. Ho anche trovato un video dei primissimi anni ’80 dove vestivi da sposa a Venezia. Come fece poi Madonna in Like a virgin.

Lady Gaga è una cozza che indossa strafanti (stracci in veneto, ndr), imita me ma imita anche Loredana: sul palco ha persino messo un pancione finto. Non ho nulla contro di lei, è persino divertente.

Dove ritrovi la tua ironia scenica, in quale artista italiano contemporaneo?

In Franca Valeri. Insieme abbiamo inaugurato l’Europride di Roma. Io l’ho inaugurato, Lady Gaga l’ha concluso.

Hai avuto la carriera che volevi?

Come puoi immaginare, in 32 anni si possono commettere molti sbagli. E se comincio a contare i miei, l’intervista finisce domani mattina. Diciamo che ho fatto più errori che scelte giuste.

Il più grosso rimpianto?

A venticinque anni ho cambiato casa discografica, lasciando la Ariston. Ho agito di impulso, stavo crescendo professionalmente e pensavo di fare di testa mia. Non sono potuto tornare sui miei passi perché ormai i rapporti si erano logorati.

Hai un tono molto triste.

E’ un errore enorme e lo pagherò fino alla fine.

Che cosa pensi di avere perduto?

Era destino che andasse così. Credo molto al destino, sta sempre dietro l’angolo che ti aspetta.

Parliamo allora di amore.

Sono stata fortunata. Da trent’anni sto con un uomo divertente, bravo, eccitante, entusiasmante, condividiamo molte cose. Ci siamo sposati nel 2005 dopo un lungo rodaggio, senza mai darci per scontati, e credo che per questo motivo siamo ancora insieme. È questione di fortuna, ma anche di karma.

Ormai vivi stabilmente a Castelfranco Veneto, la tua città natale. Perché un’artista internazionale come te, che ancora canta in giro per il mondo, decide di tornare in provincia?

Ho provato a comperare una casa a Roma, nel 1993, ma ho preso una solenne fregatura. La società immobiliare ipotecò la casa a mia insaputa e persi 150 milioni di lire. Nella capitale gli alloggi sono troppo costosi, e poi avevo ricevuto in eredità la villetta di mia nonna qui a Castelfranco, con lo spazio per gli animali.

Come può una donna che ha venduto 20 milioni di dischi dire che Roma è troppo cara?

Ho guadagnato molti soldi, ma ne ho persi parecchi. Sono una spendacciona e non ho mai risparmiato, ma sono stata anche parecchio fregata dai manager. Truffe e sotterfugi. Preferisco vivere in Veneto, patria di artisti.

E di leghisti. Che rapporto hai con la Lega?

Bruttissimo. Hanno oscurato il fatto che il Veneto ha sfornato pittori, sociologi, artisti, giornalisti. Mica siamo tutti polenta e sagra della quaglia. Ma ora è giunta l’ora del declino: i veneti sono arrabbiati con la Lega, il partito si è romanizzato e non ha mantenuto le sue promesse. Vedrai che presto perderanno potere.

Grazie, l’intervista è finita.

Una cosa: mi raccomando, non mettete foto di dieci anni fa. Mi piace che il pubblico mi veda come sono adesso.

(articolo pubblicato nel giugno 2011 sul settimanale Gli Altri)

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