Ladruncoli al supermercato. Perché no?

26 Ago

Rubare dal pizzicagnolo sotto casa è roba da professionisti. Lo spazio è angusto, il salumiere sopra lo scranno del bancone ha una visuale che nemmeno l’insegnante di matematica, il rischio di venire scoperti è altissimo. I grandi ipermercati hanno trasformato invece i cittadini-consumatori – così veniamo ormai chiamati sui giornali da coloro che parteggiano per l’apertura dei negozi il 1 maggio – in ladruncoli impavidi e senza remore.

Da piccoli ci divertivamo a mettere in tasca le caramelle, da adolescenti le matite per gli occhi della Standa o l’ultima cassetta dei Cure. Ora va bene tutto: fettone di parmigiano, reggiseni, bottiglie di vino, lamette da barba, pacchi di assorbenti, persino ferri da stiro e carne macinata.

Non è soltanto la povertà. E’ anche monelleria. Quei lunghi corridoi da aereoporto tra uno scaffale e l’altro, quegli enormi spazi illuminati come uno stadio, quella agorafobia tipica dei mega-iper-supermercati spingono il cliente medio a sgraffignare. Tanto. Gli ultimi dati parlano di 3 miliardi di euro in prodotti messi in borsetta o sotto il cappotto all’insaputa dei cassieri. E’ la piaga d’Egitto della grande distribuzione. E difatti i colossi come Auchan, Carrefour, Coop eccetera spendono in sicurezza e prevenzione del furto un sacco di soldi: quasi un miliardo di euro l’anno. Esiste persino l’adocchiatore, figura professionale nata con il compito di scovare il piccolo delinquente che dimora dietro le nostre facce perbene.

Siccome i superalcolici sono il prodotto più rubato, non è raro che le bottiglie di whiskey, cognac e amari vengano addirittura messi sotto chiave. Non importa, mica volevamo il Grand Marnier. Ci va bene anche una confezione di gorgonzola. Oppure quel paio di tanga. Basta portare qualcosa a casa gratis, basta farla franca e godere del minipimer sottratto di nascosto dalla vetrina degli elettrodomestici. I più arditi si mettono d’accordo con la cassiera amica: io faccio la spesa, poi tu passi soltanto alcuni prodotti. Altri, la maggioranza, pesano tre pomodori, mettono l’etichetta, riaprono il sacchetto e ne aggiungono altri dieci. Oppure prendono il mango, notoriamente carissimo, e spingono il tasto “cetriolo”. Chi vuoi che se ne accorga?

A volte, purtroppo, la security ti segue. Attende con crudeltà il passaggio alla cassa per dare una ultima chance di pentimento. Se vi ostinate a tenere nascosto il Philadelfia dentro la borsa, allora verrete gentilmente invitati ad aprire la cerniera e mostrare tutto il contenuto. Succede ogni giorno, succede sempre. Succede a chiunque. Il ladro di supermercati non è un disadattato, non è lo straniero povero, il barbone, la casalinga abbandonata dal marito e perciò disperata. Siamo tutti.

Bisognerebbe capire perché gli ipermercati siano così soggetti ai furti. Da ex ladruncola (principalmente libri, cd e trucchi accumulati specialmente nel quinquennio 15-20, un gioco di gruppo divertente finché un’amica non venne letteralmente rincorsa dal proprietario di una bancarella del mercato, presa per la collottola e rimproverata davanti a mezza città) cresciuta lontano dai centri commerciali (semplicemente non c’erano, era roba da telefilm americani), posso avanzare una ipotesi: quelle enormi cattedrali del commercio sono spazi dove non conosci nessuno, dove non esistono commesse, dove luteranamente non esiste una mediazione tra il cliente e il dio-prodotto. Nessun pescivendolo a consigliarti quale branzino, nessun salumiere a spiegarti che quel formaggio viene da quella valle ed è buonissimo, nessun fruttivendolo a sceglierti personalmente i kiwi più maturi o il melone più dolce. Puoi andare cento e mille volte nello stesso centro commerciale e nello stesso ipermercato, ma ogni volta è come la prima volta perché nessuno ti riconosce. E allora, anche se sei adulto e normalmente non metteresti in tasca di nascosto nemmeno un cotton-fioc, scatta una sorta di ribellione contro l’anonimità: qui posso fare quello che voglio, posso stappare una coca-cola e berla lasciando la lattina in mezzo alle merendine, posso infilare l’amaro Montenegro nello zaino, posso nascondere la crescenza Galbani nella tasca del cardigan. E’ l’essere umano privo del normale Super-Io sociale: come quando mangiamo da soli e non ci curiamo delle buone maniere, allo stesso modo nel supermercato siamo soli, invisibili, automaticamente liberi di afferrare quello che ci piace sognando di portarlo a casa senza aprire il portafoglio.

contrappasso dei furti è invece pesante: poiché non c’è modo di porre freno al fenomeno, allora la proprietà decide di alzare i prezzi come risarcimento del danno subìto. Così, se decidete di rubare gli Yomo, sappiate che comunque il prezzemolo lo state pagando qualche centesimo in più per ristabilire l’equilibrio. Un po’ come alzare le tasse perché l’evasione fiscale è troppo alta. Una baggianata che evidentemente non tiene conto del fattore ambientale: se quei soffitti fossero meno alti, se quelle pile di Dixan in offerta non fossero così minacciose e colorate, se non fossimo storditi dal bip bip dei prodotti passati alle casse, se ci fosse un orologio da qualche parte per ricordarci che fuori è notte, giorno, o comunque esiste un fuori, se al posto delle venditrici precarie che offrono vassoi e assaggini ci fossero affabili commercianti, se le cassiere non fossero tutte così robotiche e impaurite, insomma: se gli ipermercati non assomigliassero ad un laboratorio per la sperimentazione scientifica sull’ homo sapiens, ecco, allora il nostro istinto sociale non subirebbe una contrazione così allarmante. Perché poi il ladro occasionale, come sono quasi tutti coloro che rubano mozzarelle e salami, agisce spesso per istinto infantile di vendetta. Tutto quel bendiddìo offerto come in una gigantesca cornucopia, tutte quelle mensole sovraccariche di muesli, tutti quei soldi che finiscono nelle venti, trenta o quaranta casse: insomma, suscita meno sensi di colpa sottrarre un pacco di cracker al plurimiliardario signor Auchan piuttosto che alla fruttivendola del quartiere. E allora basta concludere con una canzone degli Smiths: “Ladruncoli di tutto il mondo, unitevi”.

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