La parità dei sessi nelle borgate romane

1 Set

Un pomeriggio con i ragazzi di Borgata Finocchio, che commentano il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo

Irina ha 13 anni, indossa una tuta di ciniglia e ascolta dal telefonino una canzone da discoteca che si intitola “Sexy Bitch”, puttana sexy. Sul salvaschermo del cellulare però ha preferito mettere un micino tenero che dorme, e l’aspetto di Irina è questo: una ragazzina dallo sguardo dolce, voce tenue e maniere gentili. Eppure mena, Irina. Picchia i maschi e si fa rispettare. Gli educatori del Muretto, il centro di aggregazione giovanile di Borgata Finocchio, raccontano che se oggi è venuta con l’amica Anna, le uniche due ragazze in mezzo a una quindicina di ragazzi in subbuglio, è perché ha imparato le regole del gioco: alzare le mani, rispondere ai calci, dare pugni. Ha capito che soltanto in questo modo non soccomberà alla violenza.

Nella sala del ping pong Gianni, uno degli educatori, sta approntando il proiettore per vedere “Il corpo delle donne”, il documentario di Lorella Zanardo sul ruolo delle donne nella televisione italiana. E spiega: “Ormai abbiamo più problemi col bullismo femminile che con quello maschile”. Spiega che maschi e femmine trovano normale darsele di santa ragione e che non esiste un codice che risparmia le ragazzine. Non sanno toccarsi in modo diverso, mediato. Però sono le femmine a ricorrere spesso alle intimidazioni, anche via Facebook: “Se ti fai vedere ti meno”. E così succede che alcune hanno smesso di venire al Muretto per paura degli schiaffi. Perché magari si erano innamorate del ragazzo di un’altra, perché sono troppo belle e questo davvero è insopportabile.

Hanno tutti dagli 11 ai 14 anni. Vanessa dice: “Non pensare che siano troppo piccoli. Oggi gli adolescenti sono precocissimi. Nei loro telefonini ci sono già filmati porno”. Sono curiosi di vedere il documentario. “Il corpo delle donne? Ci piace!” dicono i maschi. Sono italiani, ma anche di origine straniera. Cinesi, nigeriani, rumeni. Ma tra loro non c’è differenza. Crescono uno accanto all’altro, e soltanto quando litigano gli italiani ricorrono allo stereotipo razzista: “Zingaro di merda!”. Ma, dicono gli educatori, non è vero razzismo. Perché giocano e si menano senza distinzioni.

Le serrande abbassate, parte il filmato. Spezzoni della tv che conoscono bene. Le veline di Striscia la notizia in tanga, Elisabetta Gregoraci che finge di fare surf e mostra una buona percentuale di seno, vallette che balbettano “E ora la pubblicità” come se fosse un astruso concetto filosofico. “Che bbone!”, commentano.
Irina è la prima a parlare. “Quelle donne sono tutte rifatte ed è per questo che sono finite in televisione. Ma rifarsi è sbagliato, meglio rimanere così come si è”. Irina è appoggiata al tavolino da ping pong. I ragazzi la guardano e le danno ragione: “Sì, è sbagliato”. Roberto ha 12 anni e le idee chiarissime: “In televisione le donne sono mezze nude perché agli uomini piace così. Gli uomini sono dei pervertiti”. Alla parola “pervertiti” scatta un pandemonio. “Pervertito sarai tu! Le donne nude sono belle e basta ed è giusto guardarle”, urla Salvatore.

James se ne sta in disparte, gli occhi attenti. Non fa cagnara con gli altri. E con gentilezza spiega a Roberto che pervertito è una parola adatta a quelli che adescano minorenni in internet, e che in fondo lui preferisce un balletto di Ilary Blasi ad un uomo in pettorali. Anna, che fino a questo momento è rimasta zitta ma annuisce a tutto quello che dice Irina, alza la mano educatamente: “Anche noi vorremmo vedere gli uomini mezzi nudi, però è anche vero che possiamo farlo l’8 marzo quando usciamo e andiamo a vedere gli spogliarelli”. Caciara. Gianni si sbraccia per zittirli. E allora la soluzione è questa? Parità significa tutti nudi in televisione? Parte un altro spezzone di documentario, i ragazzi devono stare attenti e vedere qual è il ruolo dei maschi in televisione. Passano i minuti, tette e culi, puntate dedicate alla chirurgia plastica, quesiti amletici del tipo “Donne: meglio belle e mute?”.

Vanessa e Gianni lavorano al centro dal 2002. Hanno visto crescere centinaia di ragazzi, in otto anni soltanto una ha raggiunto il diploma di scuola superiore. Gli altri abbandonano la scuola, le ragazze fanno le parrucchiere, le commesse al centro commerciale o si dedicano alle American nails, la ricostruzione delle unghie che va tanto di moda. Finocchio, l’ultima borgata della Casilina prima della campagna, non ha nemmeno un cinema. Però non è Tor Bella Monaca. Qui le palazzine sono alte al massimo tre piani, le viuzze sono verdi di alberi e piante.

I ragazzi di Finocchio sono intrappolati nella periferia, anche mentale. Molti non sono mai stati nel centro di Roma che dista una ventina di chilometri, non hanno mai visto il Colosseo dal vivo, e se ci vanno tornano delusi: “Tutte pietre vecchie”. Meglio il centro commerciale di Roma Est, meglio il cemento di questa borgata senza piano regolatore né fogne. Meglio il telefonino di ultima generazione, il pc, la Playstation. Gianni ha superato la cinquantina, e ricorda la sua giovinezza al Pigneto, quando il Pigneto non era trendy ma soltanto una periferia scalcagnata: “Noi borgatari volevamo riprenderci il centro della città, andavamo a passeggiare a Piazza Venezia per dire che c’eravamo anche noi. Oggi questi ragazzi di periferia si sentono esclusi, hanno paura del confronto con gli altri giovani”. Per loro Roma è altro. “Andiamo a Roma”, dicono. Però vivono, come tutti gli adolescenti, immersi nell’acquario della tv e del web.

Vivono a pochi passi dalla natura, ma ne hanno terrore. Non si siederebbero mai sull’erba, odiano gli insetti, non riconoscerebbero un’ape. Invece adorano i film dell’orrore, gli squartamenti, il sangue, le scene splatter. Dicono che sono cose divertenti. E poi il sesso. Cominciano prestissimo a sperimentare, in modo indifferenziato e impersonale. Come soffiarsi il naso. Come bere un bicchiere d’acqua. L’importante è farlo. Le ragazzine sono pronte a concedersi per poco, anche qualche sigaretta. Se non lo fai (il sesso) non sei figo. E diventano naturali i rapporti omosessuali, perché è più facile entrare a contatto con persone del tuo stesso sesso. Secondo un recente studio della Società italiana di ginecologia ed ostetricia, il 10% degli adolescenti italiani impara il sesso dalla tv. E l’abbondanza di corpi seminudi spingerebbe ad avere rapporti sessuali precoci e senza precauzioni. D’altronde i ragazzi italiani sono i più ignoranti in Europa in fatto di contraccezione, insieme con i turchi.
La cooperativa che gestisce il Muretto fa anche dei laboratori di psico-affettività nelle scuole. Invitano i ragazzi a fare autoritratti. Alcuni si disegnano senza mani e con gli occhi chiusi. Sembrano gradassi, menano pugni, però poi c’è qualcuno, un ragazzo, che non ha paura di dire che la scena più bella che abbia mai visto è quella del film Amore14, quando i due protagonisti finalmente si baciano.
Il filmato scorre. Insomma, i maschi in televisione cosa fanno? Ecco: i conduttori, i programmisti, gli ideatori. Sono loro a decidere. Roberto si dimena sulla sedia, è indignato: “Questa è una dittatura!”. E James, che continua a seguire il dibattito con sguardo morbido, aggiunge: “Sì, una dittatura maschilista”. Ma quale dittatura, ma quale maschilista, il gruppo si ribella: “E’ che le donne sono tutte oche”. E soprattutto, dice Alessandro, “nessuno le obbliga a fare le veline, guadagnano un sacco di soldi”. Il gruppo dei duri è convinto: se è vero che i maschi vogliono le donne nude in televisione, è anche vero che le donne si presentano ai casting col seno rifatto perché questo è il lavoro che vogliono fare. Un lavoro come un altro, un incastro perfetto. Non c’è dubbio: è giusto così. E se non sei bella? Irina sfoggia ancora una volta la sua calma filosofica: “Se non sei bella fai una vita normale, come tutti”.

 

(reportage pubblicato sul settimanale Gli Altri nell’agosto 2010)

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