Finalmente Heathcliff ha la pelle nera

5 Set

Ennesimo remake di Cime Tempestose, presentato a Venezia dalla regista Andrea Arnold. Per la prima volta il protagonista è nero, proprio come avrebbe voluto Emily Bronte.

 

Per la prima volta un remake di Cime Tempestose affida il ruolo dell’iroso Heathcliff ad un attore nero. È una buona notizia, che fa ben sperare sul film di Andrea Arnold che verrà presentato in questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia.

È un dettaglio rincuorante non tanto perché il lungometraggio potrebbe finalmente rispecchiare il multiculturalismo della società britannica, quanto per motivi squisitamente letterari.

Emily Brontë, l’autrice del romanzo che molti critici paragonarono al Re Lear di Shakespeare, descrive Heathcliff come un ragazzo “con la pelle scura da gitano, un poco somigliante ad un marinaio indiano”. Eppure nei numerosi rifacimenti cinematografici dell’ultimo secolo il trovatello, che si innamora presuntuosamente della sorellastra Catherine Earnshaw, ha sempre avuto la carnagione diafana di Lawrence Olivier o di altri attori anglosassoni, vanificando così la distanza sociale ed etnica all’origine della separazione di Heathcliff da Catherine. Come può una signorina di buona famiglia inglese sposare un mulatto?

Arnold, premio Oscar per “Fish Tank”, sembra dunque voler aderire al testo. Avrebbe preferito un attore di origine rom, poi ha ripiegato su James Howson, afrobritannico di Leeds. La città non è casuale: Leeds si trova nello Yorkshire, a pochi chilometri da quelle brughiere ventose dove le sorelle Brontë vissero e morirono giovanissime, lontane dai cenacoli letterari di Londra. Sappiamo che nel nuovo rifacimento Howson conserva, fortunatamente, l’accento duro e poco musicale dell’inglese parlato nel nord, così come il romanzo rimane distante dalle forme cristalline di Jane Austen e riproduce dialoghi in puro dialetto che la sorella Charlotte, sopravvissuta ad Emily, pensò di riscrivere per rendere la storia comprensibile anche «ai lettori del Sud».

Wuthering Heights, questo il titolo originale, è davvero un atto di ribellione ai parametri letterari dell’epoca vittoriana. Pubblicato nel 1847, schiaffeggia senza pietà “l’emozione ricordata nella tranquillità” che per il poeta laureato Lord Alfred Tennyson era la cifra del romanticismo inglese. Emily Brontë, cresciuta nella minuscola Howarth a centinaia di chilometri dalle università prestigiose, evidentemente non sopportava la tranquillità di Tennyson e nemmeno le urne greche di Keats. La furia distruttiva che riduce Cime Tempestose in cenere non conosce limiti, né morale, né ricomponimento post-mortem. Perché anche alla tradizione cristiana Brontë ha lanciato una pedata: Catherine, morta di consunzione per non potere coniugare l’attrazione viscerale verso Heathcliff con il proprio ruolo sociale, ritorna come un fantasma gonfio di disperazione che batte le dita sul vetro, in una delle scene più gotiche e paurose della letteratura mondiale. All’epoca il clero anglicano considerò l’opera immorale: i fantasmi non esistono, semmai occorrerebbe un poco di pietas per i defunti. Ma Heathcliff e Catherine sono implacabili come il vento che si abbatte sulle brughiere, possenti come un elemento della natura e perciò sottratti alla categoria del bene e del male. Sono, semplicemente, premorali.

Forse consapevole che le furie dello Yorkshire non sarebbero state comprese dagli svampiti signorini londinesi, la scrittrice introduce un elemento stilistico raro quanto efficace: il narratore ignaro, o quasi. Né onnisciente né accorto, il narratore di Cime Tempestose è parente del narratore del Grande Gatsby: non conosce di prima mano la storia, e dunque la offre al lettore con notevoli lacune. In Wuthering Heights si chiama Lockwood, è un damerino della piccola nobiltà che casualmente visita le brughiere e pernotta nella casa di Heathcliff. Catherine è già morta. Sarà la governante Nelly a raccontare a Lockwood la storia degli Earnshaw, cominciata una sera di trent’anni prima con l’arrivo del piccolo Heathcliff, trovato a gironzolare nel porto di Liverpool e prontamente adottato. Rozzo e ineducato, sente che non potrà mai fare parte della nuova famiglia, e quando Catherine sposerà lo scialbo e ricco Linton, elabora una squassante vendetta. Delle sue emozioni, della sua delirante paranoia non rimane spiegazione. Lockwood è chiaramente incapace di sussumere tanta cattiveria.

Altro che romanzo d’amore. Recentemente Clotilde Bertoni e Massimo Fusillo lo hanno qualificato come “romanzo di odio”. Già agli inizi del secolo Georges Bataille lo glorificava nel saggio “La letteratura e il male”: il male è il motore della letteratura, e Cime Tempestose spinge pistoni a tutto vapore.

«La sua forza mi riempie di ammirazione. Eppure mi opprime. Al lettore raramente è permesso di assaporare la pura gioia; ogni raggio di sole è travolto da una coltre di nubi minacciose; ogni pagina è sovraccarica di elettricità morale», scrive la sorella Charlotte, autrice di Jane Eyre, a proposito del romanzo di Emily. E.M. Forster, conosciuto come lo scrittore di Passaggio in India, nel 1927 affermava che «Wuthering Heights è colmo di stridore – tempesta e raffiche di vento – uno stridore più importante delle parole e dei pensieri. Nonostante la grandezza del romanzo, dopo la lettura l’unico ricordo è quello di Heathcliff e di Catherine senior: anche quando sono vivi il loro amore e il loro odio trascendono. In questo senso Emily Brontë è una profetessa: poiché ciò che è implicito è più importante di quello che viene detto».

Dunque Cime Tempestose è un big bang della letteratura anglosassone e la storia di Catherine Earnshaw e Heatchliff diventa materia a fondo perduto per secoli. Non sorprende il fatto che periodicamente se ne faccia un remake. Anzi, ne siamo grati. Sorprende invece che le varie Cime Tempestose del cinema abbiano prediletto la lettura romantica e quasi melensa del romanzo – tranne la versione surreale e comunque lontana dal testo originale di Luis Buňuel. Basterebbe raggiungere Howarth, il villaggio delle Brontë, per capire quanto il genius loci esprima il suo carattere insano e distruttivo. Su quel paesino circondato da brughiere marroni e inquietanti riposano, sotto una lapide pesantissima, Emily e le sorelle Anne e Charlotte. Irritanti cornacchie tormentano i visitatori. Il cielo è plumbeo, il vento assordante. La sera cala una nebbia lattiginosa. Da queste visioni inizia Wuthering Heights, in questo luogo approda il trovatello dalla pelle scura, maltrattato perché di classe sociale inferiore. Nessuna melensaggine. Attendiamo con fiducia la nuova trasposizione di Arnold. 

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