Habbo, la chat per adolescenti diventa un bordello

15 Set

Giovedì 8 settembre, ore 17. Il mio avatar è un ragazzo di 17 anni, si chiama Spaccacuore ed entra per la prima volta in Habbo, il social network per adolescenti che conta 200 milioni di iscritti nel mondo.

La prima schermata è una stanza di hotel sguarnita. Mi suggeriscono di comperare qualche furni, ovvero mobili e lampade, ma dovrei pagare in soldi reali con carta di credito. Lascio perdere e mi dirigo in una stanza di incontri, una spiaggia virtuale dove piccoli avatar siedono sulle sdraio, si accomodano su divani galleggianti oppure rimangono in piedi sulla sabbia. E chiacchierano, mille nuvolette che si incrociano. Per molti minuti le ragazze mi tengono alla larga. Hey-Joe invita una ragazza a passare nella conversazione privata di Messenger e Facebook. Peccato che quando la preda sparisce per andarlo ad attendere altrove, lui rimanga a chiacchierare come un cafone con altre, per esempio con Sharon 726 che risponde per monosillabi e poi cambia posizione. Non perché sia scocciata, ma probabilmente per ripetere quei pochi monosillabi a nuovi avatar. Poi scorgo Lauren, baschetto nero e maglietta che lascia spuntare l’ombelico. Ha 19 anni e mi racconta che è stanca di subire abbordaggi spinti da parte dei ragazzi di Habbo. «Vogliono che tu vada subito in webcam per mostrare le tette, o peggio. Alcuni hanno persino 35 anni». Poi mi dice che molte ragazzine-Habbo invitano i maschi nelle loro stanze d’hotel per offrire servizi sessuali virtuali in cambio di crediti. O anche gratis.

Ore 18. Tutturutù mi guarda da interi minuti. Mi chiede l’amicizia. Vuole che chattiamo privatamente. E va immediatamente al sodo. «Mi piace scopare». E io rispondo: «Anche a me». E lei: «Vuoi vedermi in we.b ka.m?». Accampo scuse. Torno nella spiaggetta, mi attira un tizio col pizzetto e la birra che sembra contemplare il mare virtuale in perfetta solitudine. Si chiama Logan, e mi invita subito sulla sdraio accanto. Ha 42 anni. «Che ci fai qui?», gli chiedo. «Mi rilasso dopo il lavoro». Voglio sapere se fa amicizia con le ragazzine per vederle nude in webcam. Mi risponde che è troppo vecchio per queste cose, ma poi ammette che la sua migliore amica su Habbo ha l’età di sua figlia, si sono conosciuti in webcam e chissà cos’altro. Vorrei approfondire, ma all’improvviso veniamo aggrediti da un avatar brutto e cattivo che ci urla: «Froci! Cosa fate qui animali schifosi?», e altre sporcizie linguistiche. È un giovanissimo militante della Lega. Sono stanco, la spiaggetta elettronica mi picchietta sul cervello. Esco.
Che gli scambi su Habbo, gigantesco hotel dove tutto o quasi è divertimento, siano prevalentemente sessuali non è certo un segreto. Nonostante la Sulake, la proprietaria di questa second-life, assicuri i genitori che i contenuti sconvenienti vengono bannati e gli sporcaccioni esclusi dall’hotel, pare che il passatempo preferito dagli habbiani sia chiedere ed ottenere toccamenti cibernetici, emulazioni dei comportamenti reali. Su Youtube un video cliccato oltre 120mila volte mostra una stanza dove una ragazza accetta di farsi vedere nuda in cambio di crediti, cioè in cambio di soldi, e per questo viene pesantemente insultata dal ragazzino che fa da esca.

Venerdì ore 15. Il mio nuovo avatar è femmina. Mi chiamo CindyLucy, ho 16 anni, sono biondina ed ho una stellina blu tra i capelli. La canottiera è rosa, ma nel complesso sembro un robottino poco sexy. Appena entro nella hall dell’albergo vengo subissata di richieste di amicizia maschili. L’approccio è rude e ossessivo: «Passi in we.b ka.m?». Oppure: «Ti spogli per me?». Basta qualche titubanza per venire scaricata.

 

Curioso nel menù delle stanze e degli eventi visitabili. Scopro che esiste un ospedale virtuale di San Giovanni Rotondo (sic), asili nido dove lallano i figli degli Habbo che si sposano, chiese, caserme dell’esercito e dei carabinieri, persino una chat-room di Telefono Azzurro. Una selva di avvisi, però, è dedicata ad ottenere sesso. Jimkong chiede esplicitamente “una ragazza porca” e attende nella sua stanza. Mi teletrasporto da JimKong, è solo, non mi chiede nemmeno quanti anni ho, né come mi chiamo davvero, nulla – ed imparo presto che questa è la regola su Habbo. Poche battute, come una contrattazione spiccia tra cliente e prostituta. Vuole che andiamo in we.b k.am perché mi offra senza reggiseno. In quel momento nella stanza arriva un’altra ragazzina, che si avvicina a JimKong e lesta se lo accaparra. Preme la funzione “cacciata dalla stanza” e sparisco. (Più tardi JimKong mi rintraccia. Gli chiedo cosa voglia. Mi confessa che la ragazza che mi ha brutalmente estromessa dalla sua compagnia non aveva in realtà una webcam e dunque, sottinteso, non è rimasto per nulla soddisfatto. Gli dico di sparire. Ma mi chiedo come avrebbe risposto una vera sedicenne al mio posto. Probabilmente sarebbe stata onorata di riaverlo tutto per sé, JimKong).

Provo ad avere un approccio simpatico con i maschi che incontro – le femmine si tengono accuratamente alla larga, sono una competitrice – Puscino97 tiene in stanza tre pesci morti ma appena provo a dirgli che sono proprio carini quei pesci rossi sulle mattonelle mi urla “sukaaaaaa” e sparisce.

Gianni lo incontro quando ormai ho curiosato all’interno di molte stanze e sono diventata parte del gruppo Banda della Magliana con qualifica di “pischella” e l’ordine di fare proseliti. L’obiettivo del gruppo è prendere il potere nell’albergo elettronico. Nella solita bacheca degli avvisi mi colpisce quello di un ragazzo che promette di mostrarsi nudo. È il primo che non chiede nulla in cambio e così lo raggiungo immediatamente. Ho attivato un account Messenger fasullo nel caso mi chiedano di chattare privatamente, ma Gianni a sorpresa vuole andare direttamente su Skype perché possa vederlo senza vestiti. Ha 17 anni, è torinese. Rischio e gli fornisco il mio contatto reale, e appena compare sulla webcam è già a petto nudo, il viso in ombra. Accendi la tua telecamera, mi chiede.

«Ma io voglio vedere te. Posso rimanere nascosta?». Quando gli rivelo che sono una giornalista quasi gli prende un coccolone. Mi racconta che si mostra «per noia» e raramente ha conosciuto ragazze carine. Capisco che quello sessuale è il primo approccio, a prescindere, ma poi possono nascere amicizie. E’ sorpreso, dice, dalla quantità di ragazzine – anche tredicenni – che alzano la maglietta sul web. «Lo faranno anche le mie amiche?», si chiede quasi spaventato dalla risposta. Gianni confessa di essere vergine, sa che «il sesso reale non esclude quello virtuale» e ha capito che spogliarsi per primo regala tranquillità alle piccole avatar adolescenti su Habbo. «Se vogliono si spogliano, ma io non chiedo mai. E comunque quelle più disinibite sono solitamente le bruttine. Una delusione». Mi accorgo che a differenza di altri habbiani, Gianni non fa alcun errore di ortografia. E sul profilo di Skype ha incollato la foto della statua della libertà che regge una falce e martello al posto della fiaccola.

Ore 18.30

Mi siedo in un disco-bar particolarmente affollato che promette “fidanzamenti sexy”. Improvvisamente mi compare un cravattino, pare vada molto di moda se portato sulla camicetta. Il galletto della pista viene conteso da più ragazze. È mio, è mio, urlano. Per poco non bisticciano. Ad alta voce manifesto il mio desiderio: «Cerco ragazzi grandi». Subito mi chiede l’amicizia un certo Swayne, con una curiosa penna da indiano sulla testa rasata. Mi invita immediatamente a chattare privatamente. Gli dico che ho 16 anni. Si precipita a chiedermi se dono por.ka. E mi dice di avere 27 anni. «Sicuro? Guarda che se scopro che ne hai meno mi arrabbio», lo minaccio. Vuole che chattiamo prima su Facebook, probabilmente per vedere le mie foto e appurare che sono passabile. Mi fornisce un contatto palesemente falso. «E’ quello che uso quando incontro ragazze su Habbo», mi dice. A quel punto mi svelo. Non ho sedici anni, ma il problema sta nel fatto che un uomo di 27 voleva ottenere sesso virtuale con una minorenne. Swayne probabilmente impallidisce, e poi sparisce. Da Habbo, da Facebook. Scappa.
Se sei femmina, nessuna femmina vorrà mai fare amicizia con te. L’obiettivo sono i ragazzi. Quando ero un avatar maschio, invece, la mia vita sociale su Habbo era sicuramente più variegata. Dalle poltroncine è possibile passare immediatamente alla stanza dell’hotel, insieme con qualcuno. Spesso le stanze occupate sono chiuse da un lucchetto più grosso di quelli di Ponte Milvio. I contatti sono ossessivi, fugaci, tremendamente impalpabili. Il linguaggio è spesso scurrile, i nomignoli maliziosi. Come Belculetto96, oppure Grossaminkia. Difficile che i moderatori non se ne accorgano. Ed è paradossale che ora il nuovo amministratore delegato della Sulake, ovvero di Habbo, sia un manager proveniente dalla Disney. Di disneyano, in questo albergo, vi sono soltanto alcune ispirazioni architettoniche. Colori brillanti, animaletti di fantasia che scorazzano intorno agli avatar, gli enormi cuori e le farfalline che decorano alcune stanze. Ma il romanticismo è bandito. Come mi diceva Lauren quando vestivo i panni di Strappacuore: «L’amore non esiste. Tantomeno su Habbo».

 

 

 

4 Risposte to “Habbo, la chat per adolescenti diventa un bordello”

  1. Marco 20 settembre 2011 a 20:44 #

    Mi è capitato di usare Habbo e confermo al 100% lo scritto qui sopra.
    Ho notato che hanno aggiunto un pulsante per ” SEGNALARE ” un utente dove dici a cosa si deve la segnalazione. (volgarità ecc…..)
    Se funzionasse credo che Habbo si svuoterebbe in 2 ore.

  2. Arianna 3 ottobre 2012 a 14:15 #

    Questo articolo mi è particolarmente piaciuto e la frase finale “«L’amore non esiste. Tantomeno su Habbo».” mi ha letteralmente rapito :’).

    • Laura Eduati 9 ottobre 2012 a 10:40 #

      Grazie Arianna!

  3. Mark 7 agosto 2013 a 20:30 #

    Ma perché, c’è ancora qualcuno che si illude che l’amore esiste realmente? L’amore è unicamente desiderato, anzi, ossessivamente preteso, dando per scontato che nulla si deve in cambio, men che meno attraverso i seducenti sentieri dell’amore.

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