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Il dovere dell’orgasmo

7 Ott

Questo che segue è un articolo pubblicato sul settimanale Gli Altri la scorsa estate. Rileggendolo, mi sono resa conto di avere esagerato nello smontare il saggio, che comunque andrebbe letto anche se è una chiara operazione editoriale vòlta a guadagnare i soliti soldi mettendo nel titolo la parola “sesso”, “piacere” etc. Ma non c’è nulla di male. Intanto, continuate a seguire il blog di Cristina.

Nel saggio “Il segreto delle donne. Viaggio nel cuore del piacere” (Ponte alle Grazie, pp 341 euro 16,80), una donna racconta di avere provato il suo primo orgasmo a 11 anni mentre guardava il film “Il tamburo di latta” insieme con il resto della famiglia. Un’altra mentre leggeva, da bambina, “I tre moschettieri”. Entrambe senza stimolazione manuale.
Allo stesso modo apprendiamo che il vibratore elettrico, messo in commercio alla fine dell’800, in realtà era destinato agli ambulatori medici dove i dottori (maschi) curavano una malattia che per centinaia di anni era stata diagnosticata alle femmine inquiete e che l’Associazione di psichiatri statunitensi decise di cancellare dai manuali soltanto nel 1952: l’isteria. Alle isteriche veniva praticato un massaggio sulla zona genitale esterna, insomma venivano masturbate. I conseguenti orgasmi, ansimi, gemiti e la produzione di muco vaginale erano segno, per i luminari della scienza, che l’infermità aveva raggiunto il suo picco e difatti si osservava che la donna improvvisamente diventava quieta e meno ansiosa.
L’ignoranza sull’orgasmo femminile è così pervicace che l’intera descrizione anatomica della clitoride è avvenuta nel 1998 per opera di una anatomopatologa australiana che scoprì come l’organo abbia una diramazione interna che circonda la vagina e questo spiegherebbe perché la penetrazione, di solito ininfluente ai fini dell’orgasmo, provochi piacere almeno nel momento dell’ingresso del membro maschile. Diciamo “almeno” perché la vagina non è innervata tranne in un punto che non tutte trovano o possono dire di possedere, il celeberrimo punto G, che potrebbe benissimo corrispondere con un residuo di prostata situata dietro l’uretra e, come la prostata maschile, piacevole al tocco. Del resto la stessa clitoride è il residuo embrionale del pene, come le mammelle dei maschi sono il riflesso in potenza dei seni femminili: ci sono, ma non hanno una funzione.
Dopo un excursus etnologico, storico, antropologico e scientifico, gli autori Elisa Brune – giornalista scientifica francese – e il sessuologo Yves Ferroul possono proclamare che “l’orgasmo femminile è interamente artificiale, nel senso che non è necessario, né utile, né automatico, insomma non è naturale”. E: “Leccare delicatamente una clitoride è l’apice dell’artificio”.
Il godimento femminile non serve ad alcun fine biologico, a differenza di quello maschile. Non serve nemmeno a svegliare il desiderio, né aumenta in presenza di romantiche storie d’amore; donne innamorate possono fare l’amore tranquillamente senza avere un orgasmo, anche per anni, e molte si lamentano: “Come posso fargli capire che se non vengo va bene lo stesso?”.
Questo spiegherebbe perché il 61% delle belghe e francesi intervistate direttamente da Brune, donne comunque di alta cultura e buona esperienza sessuale, dichiarano di avere finto almeno qualche volta nella vita, se non molto spesso o addirittura sempre. La maggior parte lo fa “per uscire elegantemente dall’impasse”, e l’impasse è la momentanea impossibilità di arrivare all’orgasmo.
Per Brune è semplice: poiché il meccanismo del piacere femminile è nascosto anatomicamente e culturalmente ancora un tabù, occorre allenarsi a venire, preferibilmente da sole e molto presto nella vita. In questo modo, quando incontreremo un compagno per la vita o per un giorno, sapremo come insegnarli i trucchi del mestiere.
Ciò che Brune e Ferroul evitano accuratamente, ed è arduo capirne il motivo, è ciò che emerge in controluce delle risposte date dalle donne sottoposte al questionario: la maggioranza degli uomini contemporanei vuole terribilmente che la donna abbia una orgasmo. E si industriano affinché questo succeda. Magari maldestramente, oppure con brutalità, ma non occorre un cursus honorum in psicologia per sapere che l’orgoglio virile poggia sull’argilla del godimento femminile. La ricetta di “Il segreto delle donne” si riduce a questo: imparate a godere, così avrete rapporti sessuali (etero) più soddisfacenti. E come si gode? Ognuna in maniera diversa. Toccatevi, titillatevi, rilassatevi, non abbiate paura di urlare, gridare o assumere posizioni sconcertanti. L’importante è, come cantava Mina, finire.
Non sorprende che il Nouvel Observateur, settimanale apprezzato dalla gauche francese, abbia dedicato al saggio un editoriale dal titolo esplicito: “La dittatura dell’orgasmo”. Le donne, scrive le Nouvel Ob, sono ora passate dal diritto al dovere di provare piacere. Forse si tratta di una lettura un po’ forzata (in fondo è sempre meglio incitare alla liberazione sessuale), ma del tutto condivisibile: lo studio di Brune e Ferroul adotta un approccio molto Sex and The City senza arrivare alle conclusioni spiazzanti di un altro ben più seminale saggio, “Il rapporto Hite. Un’inchiesta sulla sessualità femminile”, pubblicato da Shere Hite nel 1976, dove una notevole ricerca spiega come le donne, per avere un orgasmo, non abbiano affatto bisogno del sesso con un uomo: “In ogni caso, che la funzione dell’orgasmo sia l’eccitamento continuato o lo sfogo di tutte le tensioni fisiche, è del tutto chiaro che non c’è motivo di insistere che la donna debba avere i suoi orgasmi con il rapporto”.
Hite voleva smantellare la pervicace e freudiana credenza che l’orgasmo vaginale fosse il vero piacere delle donne sessualmente mature, mentre quello clitorideo fosse lo stadio del godimento infantile. Le donne godono principalmente col clitoride, e ne consegue che la penetrazione non è necessaria per raggiungere il picco: questa è la rivoluzionaria verità consegnata scientificamente dalla sessuologa statunitense.
Trentacinque anni dopo, “Il segreto delle donne” finge di scoprire che larga parte delle donne vive certamente il sesso in maniera meno moralistica ma, nonostante questo, continua ad avere qualche difficoltà in coppia e si strugge ancora per il piacere vaginale al quale sono stati aggiunti recentemente il mito del punto G e l’eiaculazione femminile. Brune e Ferroul da un lato rassicurano: raggiungete il vostro orgasmo, non quello delle altre. Dall’altro sembrano ignorare, ancora una volta, che il piacere femminile è molto più esteso e va oltre la clitoride. Una donna distingue perfettamente l’apice del godimento dal godimento, ed entrambi possono essere molto intensi.
Poiché sembra che queste esperienze non vengano comprese dagli uomini – i quali sperimentano un orgasmo molto simile a quello clitorideo, e cioè esplosivo -, le donne sono portate a volte a simulare perché quel giorno l’orgasmo standard (ovvero l’orgasmo composto da eccitazione, scarica, detumescenza) non arriva pur provando una gamma di piaceri vertiginosi e prolungati. Per non ferire il partner, allora fingono. “La finzione non è sempre legata all’assenza di piacere fisico. In molti casi, essa risponde all’esigenza di tradurre il piacere femminile in una forma riconoscibile e accettabile dal partner”, scrive saggiamente Barbagli nel suo “Rapporto sulla sessualità degli italiani”, pubblicato lo scorso anno. E poi conclude: “Secondo alcune donne, l’orgasmo femminile è un’aspettativa legittima dei maschi: esso è necessario per confermare la loro bravura come amanti”.
“Il segreto delle donne”, invece, focalizza eccessivamente sull’apice da raggiungere in coppia, a sua volta centrato nel piacere di stimolare la clitoride, tanto da nascondere sotto un telo ingombrante l’altra metà della questione: il sesso vissuto dagli uomini. Viene dato per scontato, insomma, che la “petite mort”, la piccola morte parossistica sotto le lenzuola, per le donne debba combaciare con quella degli uomini, e basta trovare (dicono gli autori del saggio) un uomo abbastanza aperto e paziente che ci permetta di esplorarci a dovere. E’ un consiglio che poteva andare bene negli anni ’50, non certo oggi. Perché, dicevamo, gli uomini adorano gli orgasmi femminili. Li evocano così tanto che, quasi, potremmo venire soltanto per compiacerli. Simulando. Oppure leggendo “Il segreto delle donne”.

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