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Il “fango” sui centri antiviolenza

17 Ott

Il blog di Cristina è falso”. “Il blog di Cristina getta fango sull’intero sistema dei centri antiviolenza”. “Quello che scrivete sono soltanto calunnie”.  Sono passati appena 20 giorni dall’apertura del blog di una ragazza che critica la permanenza nei centri che accolgono donne maltrattate a Roma, e decine di critiche mi sono piovute addosso.

La cooperativa Virtus, che gestiva il centro antiviolenza di Torre Spaccata nel 2010, ha promesso che invierà domani una lettera di rettifica da parte delle operatrici in modo da poterla pubblicare sul blog di Cristina. La lettera non è ancora arrivata, ma posso immaginare il suo contenuto visto che lo scorso giovedì sono stata convocata alla sede della Virtus dalle stesse operatrici, che sono rimaste “esterrefatte” alla lettura del blog. Dicono che le parole di Irina, Cristina, Mariasol, Fatima e Tarip sono false. Per la seconda volta ho chiesto ai responsabili della Virtus di controbattere non soltanto a parole, ma mostrandomi i fascicoli di Cristina e delle altre. Hanno risposto, per la seconda volta, che questi fascicoli sono protetti dalla privacy. Poi, l’ex responsabile del centro Maria Teresa Rossi ha specificato che in ogni caso il materiale è comunque disponibile presso il Comitato Pari Opportunità del Campidoglio.

Dunque, nemmeno le operatrici presenti all’incontro e le due legali che lavorano per la Virtus hanno potuto (o voluto) entrare nel merito delle accuse che le cinque donne enumerano una dopo l’altra e che sono state riportate nel blog. Mi è stato contestato un cattivo lavoro giornalistico, perché non avrei verificato attentamente le loro parole contattando immediatamente la Virtus. Su questo punto, vorrei sottolineare che

1- nel mese di settembre, ho contattato la sede della cooperativa almeno due volte, lasciando il mio nome e recapito al centralinista, e chiedendo di essere ricontattata dal presidente Enrico Sanchi o da Maria Teresa Rossi.

2 – sono stata comunque a due incontri alla Virtus negli ultimi dieci giorni ma in entrambi i casi mi è stata negata una spiegazione puntuale di quello che è successo nel centro di Torre Spaccata e specificatamente alle cinque donne. Poiché il blog di Cristina è un diario quasi quotidiano, vengono riportati tutti i nuovi fatti emersi durante la mia piccola inchiesta e sicuramente non aspettiamo altro, io e Cristina, di ricevere puntuali contro-relazioni.

A me sembra, ma posso naturalmente sbagliarmi, che la segretezza usata dalla Virtus in nome della privacy non faccia parte di una corretta deontologia professionale. Lo dimostra il fatto che proprio questa mattina ho avuto un lungo colloquio nella sede di Solidea, ovvero l’ente che coordina i centri antiviolenza provinciali, durante il quale una responsabile mi ha mostrato molti documenti per ricostruire passo passo quello che è accaduto a Cristina, Irina e Mariasol quando sono state accolte nell’ottobre 2010 dalle strutture per donne maltrattate della Provincia. E questo perché le tre donne si sono lamentate apertamente di alcuni comportamenti delle responsabili e delle operatrici di queste strutture, gestite da Differenza Donna.

Maria Grazia Passuello, la presidente di Solidea, vorrebbe incontrare personalmente Cristina, Irina e Mariasol per dialogare con loro e capire il motivo delle loro proteste e, se è possibile, venire loro incontro. Non so se questo incontro avrà luogo, dipenderà dalle tre donne. Eppure il fatto che Solidea abbia voluto dimostrare la propria buona fede, o comunque abbia tentato di capire quali intoppi ci sono stati nel percorso delle tre donne all’interno del centro Maree e Pamphili, è sicuramente un fatto positivo e un avanzamento verso la chiarezza.

E’ chiaro che il blog di Cristina non piace alle donne che lavorano per e nei centri antiviolenza, perché dà loro la sensazione che sia un attacco al sistema nel suo complesso in un momento nel quale i soldi per i servizi sociali vengono prosciugati e numerose strutture per donne maltrattate vengono chiuse in tutta Italia per mancanza di fondi. Lo ripeto ancora una volta: il mio lavoro non ha lo scopo di screditare le persone che si impegnano ogni giorno per indicare una via di salvezza (anche concreta) per le donne che sono state picchiate, sequestrate e quasi ammazzate dai loro compagni o dai loro famigliari. Cristina e le altre sono state chiare: non hanno raccontato episodi generici, non hanno racchiuso tutte le operatrici e le responsabili nello stesso recinto, sanno distinguere le azioni, i gesti e le parole.

La cosa più insopportabile che mi sono sentita dire è che queste donne accusanti non hanno capito a fondo la filosofia dei centri antiviolenza, e che sarebbero mosse da un senso di vendetta poiché non hanno trovato forma alle loro aspettative. Ecco. Su questo punto, posso dire di avere capito – ma da molto tempo – che dare una mano alle vittime di violenza domestica è un lavoro complesso e usurante. E puntare il dito esclusivamente sulle operatrici, sulle responsabili e sulle avvocate non è certo un buon modo di capire cosa sia successo. C’è una frase che Mariasol ad un certo punto dice durante l’intervista: “Se non fai quello che ti dicono, allora si arrabbiano”. Il controcanto a questa frase è stato espresso questa mattina da una responsabile di Solidea: “A volte le donne non capiscono che i nostri “no” sono a fin di bene, perché la nostra esperienza ci permette di sapere che una certa azione è utile oppure no per l’autonomia delle donne che seguiamo”. Cristina racconta che – e questa è la sua percezione – quando era ospite al centro Pamphili (gestito da Differenza Donna) tutto è filato liscio fino a che non ha trovato lavoro come barista ed ha cominciato ad uscire con un ragazzo che le faceva la corte. Da quel momento, dice, le operatrici e la responsabile sono diventate molto severe in fatto di orari, e non erano affatto contente quando decise di uscire dal centro e andare ad abitare con due amiche. “I tempi devono essere maturi”, spiega una donna che lavora a Solidea. Ma come fa una donna a sentirsi autonoma se deve forzatamente seguire un sentiero già tracciato?

Al di là delle vicende di Torre Spaccata – per i quali attendiamo la lettera -, sono convinta che il blog di Cristina abbia sollevato una questione importante e che va certamente approfondita: ovvero quale metodologia viene applicata nei centri, e la reale efficacia di questi metodi. Senza per questo invocare ghigliottine o condanne sulla pubblica piazza. Se è vero che le donne che arrivano in queste strutture sono traumatizzate, non si capisce perché a loro non venga offerto sempre un sostegno psicologico vero. Sono tante le questioni da affrontare, compresa quella dei pochissimi finanziamenti.

 

 

 

 

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