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Proletari.com

1 Nov

Roberto, 31 anni, cassintegrato residente a Palermo, nelle ultime tre settimane ha guadagnato 1700 euro lavorando per una società australiana che vende servizi alle imprese. Dunque uno stipendio di gran lunga superiore a quello che prenderebbe se, ironia delle ironie, tornasse al lavoro nella sua azienda in crisi.
Tutto è avvenuto tramite Elance.com, un sito che mette in contatto chi cerca e offre lavoro senza frontiere. Basta avere un pc, e le competenze necessarie. Roberto deve progettare macchinari per la lavorazione della sabbia, le sue abilità tecniche hanno convinto l’azienda di Perth che lui è la persona giusta nonostante viva a migliaia di chilometri di distanza. La paga è oraria, e il controllo delle ore effettivamente lavorate avviene attraverso un timer installato nel computer di Roberto che non permette furberie. Se poi arriva la necessità di dialogare con il datore di lavoro, basta aprire Mikogo ovvero il programma di videoconferenza modellato su Skype ma studiato per il mondo del business.
«Quando lavoravo a tempo pieno in fabbrica dovevo alzarmi alle 6 del mattino, fare quasi 40 chilometri, pranzare fuori casa con un panino per risparmiare e spendere 10 euro ogni due giorni. Adesso mi sveglio alle 8, mi metto alla scrivania in salotto, con calma, il cane ai miei piedi, mangio con la mia famiglia e sono molto più riposato», racconta Roberto con toni paradisiaci. È chiaro che la prossima questione sarà quella di decidere se vale la pena cercare un lavoro concreto vicino a casa, con orari fissi e paghe ridotte, oppure continuare a pescare progetti su siti come Elance. «Il mio datore di lavoro è così contento che vorrebbe mi trasferissi in Australia. Naturalmente non ci andrò. Mi paga puntualmente ogni lunedì, dopo aver controllato la tranche di lavoro che ho spedito».
Roberto è arrivato su Elance.com dopo un periodo di apprendistato su http://www.freelancer.com: qui aveva svolto delle mansioni tecniche per un russo, poi per un inglese. Aveva anche messo piede su Guru, un altro sito che funge da offro/cercolavoro. Il meccanismo è il medesimo per tutti: il lavoro offerto non è mai a tempo indeterminato, si tratta invece di progetti specifici che vengono messi all’asta al miglior offerente. Gli aspiranti lavoratori valutano quanto tempo richiede quel lavoro e fanno un’offerta. Dopo qualche giorno chi propone il lavoro raccoglie il materiale ricevuto, curriculum inclusi, valuta il miglior rapporto tra qualità, prezzo e tempo di esecuzione, e decide. Il pagamento avviene soltanto a progetto ultimato.
Su freelancer.com, ad esempio, si richiede a fumettisti esperti di trasformare un racconto di fantascienza in tavole illustrate (prezzo massimo: 250 dollari); oppure di scrivere brevi racconti a sfondo erotico. O, ancora, di sviluppare un progetto in tedesco per un laboratorio di geologia.
Tuttavia sono rare le richieste di lavori cosiddetti tradizionali. La maggioranza delle offerte di lavoro riguardano il web, il software, il marketing virale, la ricerca di migliaia di contatti Facebook per una specifica pagina commerciale, commenti a pagamento da inserire nei blog oppure nei video di Youtube che devono salire nella classifica – il cosiddetto rating -, la costruzione di una mailing list, liberare dallo spam un determinato sito, ragazze disposte a webcam per siti pornografici (8 dollari l’ora), la creazione di un media-kit per coloro che gestiranno un blog dedicato alla morte e agli anziani in procinto di lasciare questo mondo, nutrizionisti che possano collaborare con un sito di diete online, un giocatore di calcio disposto a condividere consigli e gossip con i fan, amanti dell’heavy-metal che diano una mano a compilare una lista delle migliori canzoni natalizie metallare (sic), specialisti in copyright capaci di scrivere contenuti specializzati per le aziende, conoscitori del Seo che possano scrivere pezzi da inserire sul web con parole-chiave che aiutino a far salire il ranking del sito, architetti pronti a fornire rendering di case, uffici, supermercati e migliaia di aste simili.
Nel marasma dei web-lavori, il “forum poster” è forse il più vicino al proletario di antica memoria. Come in una catena di montaggio virtuale, deve postare nei forum dei commenti originali, grammaticalmente corretti e naturalmente entusiasti su vari prodotti oppure sui video di questo o quel cantante. Il “forum poster” è controllato passo dopo passo e non può sgarrare. I vari “likes” che riesce a totalizzare, le migliaia di “pollici alzati” (thumbs up) che deve sollevare per guadagnare il compenso sono continuamente monitorati e non devono essere né troppi né pochi. Una faticaccia.
Insomma, le competenze del lavoratore web non sono paragonabili a quelle per le quali siamo cresciuti. Nessuna scuola, infatti, può insegnarle. I topi di biblioteca che volessero rimediare qualche dollaro compilando documenti di stampo accademico troveranno negli annunci online una selva di sigle pressoché incomprensibili, e mettersi al passo con il futuro non è faccenda così semplice.
Freelancer, Elance, Odesk, Guru e così via offrono comunque una valanga di “posti di lavoro” precari che alimentano e si alimentano nella Rete ma che vengono offerti a livello planetario e alla concorrenza altrettanto planetaria. Così accade che molti di coloro che si aggiudicano il progetto siano persone del Sudest asiastico, indiani, pakistani, mediorientali che si accontentano di un compenso minore rispetto agli americani e agli europei. Ed è naturalmente una manna per coloro che amano l’outsourcing, ovvero l’affidamento del lavoro a qualcuno che abita in un Paese dove il costo della vita è inferiore. Diventa dunque realtà una vignetta che il New Yorker aveva pubblicato qualche anno addietro: un bimbo chiedeva al padre se poteva “delocalizzare” i suoi compiti ad un bambino indiano. Con Elance and Co. Ci siamo vicini, e il mercato globale non perdona.
Stranamente, la categoria XXX è quella meno battuta. Poche le offerte, pochi i lavoranti del sesso disponibili. Tra le offerte sbuca la ricerca di una “sexy virtual assistant”, ovvero una donna che per un numero di ore stabilite sia reperibile per un manager – sempre lo stesso – che evidentemente tra una riunione e l’altra vuole aprire la webcam e dialogare eroticamente con la sua sexy segretaria personalizzata. Alle aspiranti l’agenzia specifica che per questioni di budget verranno escluse le americane «a meno che non vogliate mettervi in concorrenza con le indiane o le filippine».
In Italia pare che questo tipo di telelavoro sia ancora sconosciuto. Probabilmente per il monopolio dell’inglese, o semplicemente perché la vocazione letteraria ci esclude dai mestieri più innovativi. È soltanto un’ipotesi. Ed è anche, forse, questione di competenze. Ecco perché risulta più abbordabile, anche se sicuramente più ludico, un sito come Fiverr dove ogni prestazione lavorativa costa inderogabilmente 5 dollari. Qui la fantasia è debordante. C’è chi si offre per scrivere sulla propria guancia la marca di un’azienda e fare pubblicità andando in giro per l’urbe; chi, sempre per un biglietto da 5 dollari ovvero 3 euro e 70 centesimi, è disponibile a cantare “You’re my sunshine” e spedire il video alla fidanzata, oppure fornire una audioguida online su Jacksonville, Florida; per 5 dollari si possono avere 30 minuti di conversazione in spagnolo via Skype; un banner di Halloween da inserire nel proprio sito; un consiglio per genitori di adolescenti incinte oppure un “avvocato del diavolo” che esamina una questione spinosa e cerca di valutare i pro e i contro – quest’ultimo guadagna un sacco di soldi, ed è apprezzatissimo. L’autrice di questo articolo ha scelto di farsi leggere i fondi del caffé da una ragazza di Ankara, che lavora all’Ikea e nel tempo libero spera di fare qualche soldo su Fiverr. Dopo aver pagato con carta di credito sono arrivate le istruzioni: fare un caffé, berlo, mettere la tazzina rovesciata sull’acquaio, attendere che si asciughi e poi fotografarla da varie angolazioni. Quindi spedire le immagini. Dopo 48 ore ecco il responso: «Sei molto fortunata. Specialmente in campo economico. Avrai soldi, non subito. Un po’ alla volta».

2 Risposte to “Proletari.com”

  1. Ilaria 29 gennaio 2013 a 11:50 #

    Ciao, articolo molto interessante, ma quello che mi chiedo io è: è necessaria la partita IVA per lavorare su questi siti?

    • Laura Eduati 21 febbraio 2013 a 16:18 #

      Non lo so, non credo. Il problema infatti è la dichiarazione dei redditi…

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