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Borghetta Stile, la nostra è disco-politica

22 Nov

Si definiscono la Push Pop generation, ventenni quasi trentenni che furono adolescenti negli anni ’90 quando il Push Pop! era un famosissimo lecca-lecca «piuttosto ambiguo perché assomigliava al Calippo», la televisione mandava in onda cartoni animati come Dragon Ball e Pokemon e nelle discoteche si ballavano canzoni commerciali come Tonight is the night e Summer is magic – non volete ricordarvele, basta che cerchiate su Youtube e magicamente torneranno alla memoria.

Loro, gli animatori della Push Pop generation, odiavano quel tipo di divertimento frivolo e danzereccio, preferivano il grunge dei Nirvana e il brit-pop degli Oasis, facevano «gli alternativi» e macinavano politica di quartiere, a sinistra. Oggi, invece, con quelle stesse musiche dance e quello stesso immaginario burino-pop che prevedeva jeans arrotolati in vita e sulle caviglie, felpe fluo e doppi tagli dei capelli sulla stessa chioma, si sono inventati il logo “Borghetta stile” e un lavoro: serate discotecare oceaniche, musica a palla, travestimenti, tante canzoni dei cartoons e bubblegum pop spinto – quello di Barbie Girl degli Aqua, per intenderci – e insomma hanno rovesciato l’idea del nightclubbing romano:

«A Roma non esistono grandi spazi dove puoi ballare. E prima dovevi rinchiuderti nei piccoli locali, che però costavano molto. Alle nostre serate vengono migliaia di ragazzi che magari, un tempo, sarebbero rimasti nelle birrerie o in giro. La nostra politica è quella del divertimento low-cost: massimo 5 o 7 euro per entrare, e diamo anche lavoro ai nostri amici». Chi parla sono due dei fondatori di Borghetta Stile: Daniele detto Ginger e Micaela detta Minnie. Lui, 28 anni, alto e rosso di capelli, fa il dj. Lei, 30 anni, è l’organizzatrice. Stanno insieme da tre anni e mezzo, ma vivono ancora dai genitori: «È vero, quello di Borghetta Stile è diventato un lavoro. Ma è pur sempre un lavoro precario». Push Pop generation è anche il nome del loro programma su Radio Popolare di Roma, che contribuiscono a finanziare.

Organizzate serate dance con musica che non vi piaceva, quella commerciale degli anni ’90. Le chiamate: “serate nostalgiche”. Di che cosa avete nostalgia?

Daniele: Odiavamo quelle canzoni ma oggi, riascoltandole, ci emozionano. Perché erano quelle che ascoltavano tutti, come il Festivalbar con Gala e Corona. Quella musica, insomma, non l’abbiamo vissuta e per molti ragazzi più giovani risulta addirittura nuova. E invece quando eravamo adolescenti dicevamo che era roba per coatti o per fighetti, per quelli che avevano il cranio rasato ma lasciavano una coroncina di capelli col gel e si mettevano il bomber girato dalla parte arancione. Noi crediamo che gli anni ’90 siano stati gli anni ’70 in versione più moderna. E poi siamo i figli del Torretta Stile, le serate romane con musica revival degli anni ’50-’60-’70-’80.

A vedere il vostro sito, sembra che abbiate creato un divertimentificio analogo a quello delle storiche discoteche emiliane. Insomma, uno svago superficiale. Poi, però, si scopre che siete andati a suonare a Rebibbia, finanziate Radio Popolare, e negli status di Facebook urlate contro lo spread e Goldman Sachs. Come è possibile coniugare la politica con la faccia dei protagonisti di Beverly Hills che utilizzate per i vostri flyer, i toga party e l’Orso tenerondo (personaggio travestito che appare nelle vostre feste)?

Daniele: Organizziamo puro divertimento ma la nostra politica è quella di coinvolgere tutti, senza pretendere prezzi esosi. Non facciamo selezione all’ingresso, tranne uno scherzoso “vietato l’ingresso ai ragazzi in camicia”, e allontaniamo chi indossa per esempio magliette con la celtica. In realtà non abbiamo mai avuto problemi, anche perché invitiamo la gente a travestirsi e dubito che chi cerca rogne si presenti in maschera.

Micaela: Da quando esistiamo noi, gli altri club romani hanno dovuto abbassare il ticket d’ingresso. La discoteca non è più un lusso.

Negli anni ’90 avevate poco più di dieci anni. Siete la generazione berlusconiana per eccellenza. Che effetto vi fanno le sue dimissioni?

Daniele: Era ora. Il mio primo ricordo politico sono state proprio le monetine tirate a Craxi, il compagno di mia madre inveiva contro le immagini alla televisione. Quella scena mi è tornata in mente sabato mentre guardavo la gente ammassarsi davanti al Quirinale. Non capivo perché festeggiassero. Almeno avessero sfondato le transenne…

Micaela: Le persone non si rendono conto che ora sarà anche peggio.

Quindi date ragione a quei ragazzi che il 15 ottobre hanno inscenato una guerriglia a San Giovanni?

Micaela: Certo. È vero che una grande parte del corteo avrebbe voluto che finisse diversamente, ma i giovani hanno capito che spaccare tutto è l’unico modo per farsi sentire. A me dispiace che Berlusconi non sia stato cacciato da noi.

Daniele: In realtà noi facciamo parte del club “Mai una gioia”. L’abbiamo inventato noi, perché vediamo tutto negativo. È un pessimismo sarcastico simile a quello dei tifosi romanisti.

Mai una gioia” nemmeno a sinistra?

Daniele: Io vedo il vuoto a sinistra. Hanno distrutto tutto quello che avevano costruito. Le destre sono forti, lavorano bene in mezzo alla gente mentre noi siamo ancora lontani.

E le serate di Borghetta Stile possono essere una modalità per stare vicini alla gente?

Daniele: Anche.

Ma i ragazzi che vengono a ballare la vostra musica sono di tutti i tipi, e molti sicuramente non sono interessati alla politica.

Daniele: È vero. E fanno bene. Sono disgustati. Un tempo avrei detto loro che è un male non andare a votare, per esempio. Oggi invece li capisco.

Cambiamo per un attimo argomento. Andrete a vedere il film “I soliti idioti”?

Micaela: Sì. Seguo gli sketch comici di Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio da quando hanno esordito sul web e poi su Mtv. Sono molto divertenti!

Concita de Gregorio ha scritto che si tratta di un film scemo e volgare. Dice che i ventenni che ridono con “I soliti idioti” sono una generazione da buttare.

Micaela: I loro sketch non sono affatto stupidi e si basano sulla realtà. Per esempio la figura del padre che spinge il figlio “fregnone” a rimorchiare è molto comune, ne sono pieni i quartieri di Roma. E poi gli attori sono bravi.

Daniele: Trovo molto più volgare un programma come Tamarreide o il Grande Fratello. Questi cinquantenni che vogliono decidere come dobbiamo ridere hanno davvero stufato.

E poi cosa guardate in tv?

Micaela: Ho spento la tv generalista due anni fa. Guardo soltanto Sky. Sono appassionata di cucina, mi guardo tutti i programmi con le ricette.

Daniele: La carbonara di Micaela è da manuale. Perfetta. Anche a me piace cucinare. In tv guardo specialmente i telefilm.

Con Borghetta Stile vi siete inventati un lavoro.

Micaela: Sì. Siamo contenti soprattutto perché riusciamo a pagare anche i nostri amici, che nelle serate fanno i baristi o la security. Ormai è meglio crearsi un mestiere perché in giro semplicemente non se ne trova. Non tutti possono essere fortunati come noi, ma è sempre meglio tentare e non rimanere a casa a lagnarsi.

Bene. Ma perché abitate ancora con i vostri genitori?

Micaela: Perché siamo comunque precari. E non mi andrebbe di ritornare a casa dopo due mesi perché non riesco a pagarmi l’affitto.

Daniele: Io ancora non mi fido. Con Borghetta Stile percepiamo, per così dire, uno stipendio. Ma chissà cosa succederà. Dieci anni fa mai avrei detto che un giorno sarei salito sul palco davanti a migliaia di ragazzi, quindi ho smesso di immaginarmi il futuro perché davvero mi può capitare di tutto. Speriamo di continuare a fare serate, insieme con gli altri due nostri amici di Borghetta: Efram e Voce Ostile.

Voce Ostile?

Sì, è quello che all’una in punto sale sul palco e imita i vocalist degli anni ’90, quelli che esaltavano la folla col microfono. Soltanto che Voce Ostile si inventa frasi senza senso, le compone sull’autobus dopo il lavoro e poi le manda a memoria. Quando arriva lui, senti un boato pazzesco.

Ultima domanda. Quando sono arrivata qui alla Casetta Rossa di Garbatella e vi ho visti mangiare una gricia, seduti in disparte in un tavolino di legno, ho subito immaginato che foste innamorati. E che lo sarete per molto. Come vi vedete tra dieci anni?

Daniele: Non lo so… Una casa, un cane…

Micaela: Con prole.

Daniele: Con prole?

Micaela: Sì, certo.

Daniele: Vabbé. Sembriamo troppo maturi se parliamo di queste cose.

Micaela: Una donna può avere figli fino ai 40 anni, c’è tempo.

Daniele: Ecco.

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