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L’operaio che vola su Termini Imerese

9 Dic

È appena tornato dall’assemblea davanti ai cancelli di Termini Imerese, dove i sindacati hanno spiegato agli operai l’accordo firmato a Roma con Sergio Marchionne e il neo ministro Corrado Passera. Lo stabilimento siciliano della Fiat chiude, dopo 41 anni. E per Alfonso Zaffuto questo è il primo lunedì senza lavoro. Alfonso ha 36 anni, lavora alla Fiat da 14. «Sono un semplice operaio, in un tempo dove quasi tutti si vergognano di esserlo. Io no. Mi occupo dell’assemblaggio dei pezzi e della lastratura, garantisco la funzionalità degli impianti. Questo so fare. Faccio cose con le mani, e il mondo è fatto di cose. Marchionne se ne è dimenticato». Ha voluto la tessera della Fiom soltanto recentemente, perché dai sindacati vorrebbe proposte e non soltanto la difesa dell’esistente. Rimarrà in cassintegrazione fino alla fine del 2013, quando dovrebbe subentrare la Dr Motor che ha promesso di riassumere 1312 operai entro il 2017. Questa parte dell’accordo, però, è ancora tutta da scrivere.

 

 

Sembrava che i 1600 lavoratori di Termini Imeresi fossero destinati al nulla, e invece governo e sindacati hanno trovato un accordo con la Fiat. Cosa ne pensi?

Penso che l’intervento del nuovo governo sia stato fondamentale. Il vecchio esecutivo non faceva mistero di parteggiare per la Fiat, e difatti l’azienda aveva annunciato di non volere scucire un centesimo per noi lavoratori. Con Passera, invece, hanno dovuto mettere sul tavolo 21 milioni di euro. Tutti i Paesi europei costruiscono automobili, ma soltanto in Italia il premier Berlusconi non è intervenuto per difendere Termini Imerese, che rimane l’unico stabilimento automobilistico a chiudere nel continente. Quando Marchionne voleva acquistare la Opel ha dovuto arrestarsi di fronte alla Merkel, che non ha dato via libera al suo piano industriale perchè prevedeva il taglio di 20mila posti di lavoro.

Sei contento dell’accordo raggiunto?

È un accordo al ribasso, ma i sindacati ci hanno spiegato che è stato il massimo che si poteva ottenere nonostante la Fiat non abbia applicato per intero le tabelle di riferimento per la mobilità. Ha risparmiato, e noi abbiamo perso, il 25-30%. Ma questa è soltanto una parte dell’accordo. Il problema non è soltanto garantire un reddito dignitoso alle persone rimaste senza un lavoro, ma pensare al futuro. L’unica possibilità è affidarsi a De Risio, il proprietario della Dr Motor. Il cuore non è leggero. L’incontro avverrà giovedì (ieri, ndr).

 

Eppure nella tua voce non c’è disperazione.

Su De Risio conservo parecchi dubbi. Forse sono più sereno di altri compagni di lavoro perché non ho una famiglia, né un mutuo da pagare. Ma se non ho una famiglia è anche perché non ho un reddito sufficiente e non posso offrire ad una compagna condizioni disagevoli. Attendo giorni migliori.

 

 

Quanto guadagnavi fino alla settimana scorsa?

Da tempo facevamo quindici giorni di cassintegrazione al mese, dunque lo stipendio si aggirava sui 1000-1100 euro. Quando lavoravo a pieno ritmo, con il turno di notte, arrivavo a 1400. Ripeto, per fortuna non ho una famiglia sulle spalle.

 

Da oggi in poi cosa succederà?

Chi avrà i requisiti, poco a poco andrà in prepensionamento. Io faccio parte del gruppo che rimarrà in cassintegrazione due anni in attesa di venire riassorbito dalla Dr Motor, che però non farà lavorare subito tutti e dunque potrebbe succedere di rimanere in cassintegrazione anche per quattro anni. Quattro anni a 750 euro al mese, con qualche corso di formazione erogato dalla Regione Sicilia. Difficile, eh?

 

Molto. Ma immaginiamo che farai “soltanto” due anni di cassintegrazione. Come vorresti che fossero questi due anni lontano dalla fabbrica?

Vorrei lavorare. Non mi interessa prendere un sussidio, cercherò un mestiere alternativo.

 

Potresti perdere la possibilità di farti assumere dalla Dr Motor.

Fino all’altro giorno Di Risio costruiva tremila macchine assemblate a mano. Noi facciamo auto in serie, con macchinari complessi. Quindi immagino che per andare a regime impiegheremo del tempo, saremo pagati poco e senza la possibilità di crescita. Insomma, penso che sarebbe meglio se trovassi un posto migliore.

 

È normale che il primo pensiero angoscioso vada al lavoro, che non c’è. Ma sperimenterai anche un tempo dilatato, un tempo libero ampio. Come pensi di utilizzarlo?

Sono un appassionato di elettronica. Con alcuni amici costruiamo dei piccoli macchinari per l’acquisizione dei dati, come per esempio un apparecchio per monitorare l’ambiente. E poi volerò.

 

Volerai?

Sì, con il parapendio.

 

Tutte cose concrete. La politica rimane ai margini?

Io sono una vittima della politica. Se ora mi stai intervistando è colpa della politica, della sua assenza. Per farti capire il paradosso: vivo in Sicilia, regione determinante per gli equilibri politici, un serbatoio da nove milioni di elettori. Bene. Nel vecchio governo c’erano ministri siciliani, e nel Parlamento decine di deputati. Nessuno di loro ha mai rilasciato una dichiarazione contro la chiusura di Termini Imerese, nessuno ha voluto inchiodare la Fiat alle sue responsabilità dopo decenni di incentivi statali all’azienda. Qui producevamo la Panda, qui si sono formate altissime competenze professionali, qui lavoravamo da quarant’anni anche per dare benessere alla famiglia Agnelli. Questa è la politica che ho vissuto. Sono deluso.

 

 

Cosa non è riuscito a capire Marchionne?

Gli ricorderei che nel 2008 aveva visitato Termini Imerese e che aveva deciso di rilanciare lo stabilimento stanziando 550 milioni di euro. Avevano cominciato persino i lavori di ampliamento. E poi nel 2009, senza preavviso, cambiò idea. Termini Imerese doveva chiudere.

 

 

Era arrivata la crisi.

La crisi non è un temporale che non puoi prevedere. È fatta dalle persone e dalle aziende come la Fiat che ha cambiato filosofia, ha dato un calcio alle cose materiali per dedicarsi alla finanza, ai numeri. Quando una società sceglie il mercato finanziario significa che preferisce quei numeri che appaiono e scompaiono dallo schermo, significa che dimentica che cosa sia il lavoro e l’obiettivo è fare soldi per i soldi. Questo diventa un danno enorme per noi che viviamo nell’economia reale. Quindi a Marchionne ricorderei anche che il lavoro va rispettato. E la Fiat può anche smetterla di lanciare pubblicità sulla 500 come prodotto italiano doc: la 500 viene costruita in Polonia, diciamolo chiaro e forte. Non c’è alcun patriottismo.

 

Sono questioni che accendono la rabbia. Cosa ti fanno pensare, anche a distanza di settimane, le immagini della guerriglia del 15 ottobre? Non è una forma anche legittima di conflitto?

Non ho condiviso quel lancio insensato di pietre. Quei ragazzi non avevano una strategia, hanno sabotato una manifestazione. Tirare sampietrini è una cosa vecchia, meglio elaborare nuove forme di protesta. La fantasia è libera, bisogna farla correre.

 

 

Come sei arrivato alla Fiat?

Nel 1997 avevo saputo che cercavano personale. All’epoca lavoravo per un istituto di vigilanza privata. Ho fatto domanda di assunzione, tutto qui.

 

Da Mirafiori a Pomigliano a Termini Imerese l’operaio Fiat è diventato un’icona, una specie da salvare, un ologramma, un simbolo. Tu che operaio sei? Ti infastidisce la retorica sugli operai, la letteratura, i film?

So che per molti fare l’operaio è diventata una vergogna. Per me non è così. Sapere lavorare con le mani è importante, mentre viene considerato svilente. In vent’anni di televisione berlusconiana è passato il messaggio che lavorare in fabbrica è da pezzenti, meglio fare un casting e aspirare alla celebrità.

 

E dunque?

E dunque vorrei che la gente si ricordasse che il mondo funziona grazie alle cose, e queste cose sono costruite da persone che si alzano la mattina presto. E faticano.

Oggi è il tuo primo giorno di non lavoro. Cosa farai?

Mi riunirò con gli amici per continuare la mia passione per l’elettronica.

Che sensazione ti dà questa, chiamiamola così, libertà?

Mi aspetta un lungo periodo di incertezza. Ma ho 36 anni, ho ancora la possibilità di cambiare. E ricominciare è sempre positivo. Rifletterò molto su quello che voglio fare.

 

 

Perché ti sei iscritto tardi al sindacato?

Per molto tempo non ho voluto prendere la tessera, il sindacato è fondamentale ma pensa soprattutto alla contrattazione. Mi piacerebbe che i sindacalisti cominciassero a fare anche delle proposte, senza attendere soluzioni preconfezionate da accettare o rifiutare. Nel caso di Termini Imerese l’entrata in scena di Dr Motor è stata casuale, avremmo potuto invece cercare noi un acquirente, una soluzione diversa.

E se lo stabilimento fosse riconvertito?

Io so fare macchine, non possono obbligarmi a fare un lavoro diverso. E quello che ho imparato in Fiat mi piace, non l’ho mai maledetto. Non è un mestiere alienante, è vario. Non riuscirei mai a fare un lavoro d’ufficio.

Da piccolo cosa volevi diventare?

Astronauta. Ma è un sogno che ho ancora oggi, non è mai tramontato.

(intervista pubblicata sul settimanale GLI ALTRI)

 

 

 

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