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Hanno tentato di ammazzare Cristina

13 Dic

Ed è tutta colpa della legge sulla cittadinanza. In Italia da 13 anni, Cristina è ancora considerata straniera nonostante non conosca nemmeno la lingua ufficiale del suo Paese di origine.

L’hanno scovata in un bar della sua città natale, proprio mentre il suo avvocato le stava finalmente consegnando il passaporto rinnovato. L’hanno vista, l’hanno rincorsa con un coltello. Suo fratello, lo zio, qualche cugino, un branco di uomini a caccia di Cristina. Proprio di questo lei aveva paura, prima di partire. Temeva di incontrare i suoi famigliari, sapeva che avrebbero reagito in maniera primitiva e per conto del padre, perché è una ragazza scappata di casa che ha osato denunciare i genitori per maltrattamenti, si è fatta il piercing, ha un braccio tatuato e, peggio ancora, ha un fidanzato italiano.

Cristina sta bene. Non sono riusciti a farle troppo male. L’avvocato, invece, è stato pestato a sangue. Entrambi sono riusciti ad arrivare alla questura, dove hanno denunciato tutto. Ma nel Paese di Cristina le violenze domestiche e le donne ammazzate dai padri non impressionano la polizia, che continua a ritenere queste faccende come private, panni sporchi da lavare in casa. Dopo aver parlato con gli agenti, Cristina ha preso un taxi e si è rifugiata in un motel a pochi chilometri dalla casa dei suoi nonni e dello zio che la voleva prendere al collo come fosse un vitello scappato dal recinto. E’ ancora lì, in quella stanza, piange ed ha paura. Dopodomani prenderà un aereo per tornare in Italia.

Scrivo questo aggiornamento dopo settimane di silenzio. Il blog Vita di Cristina non è chiuso, è semplicemente sospeso. Cristina si è accorta che il suo passaporto stava per scadere, e così la carta di soggiorno. Poteva anche non darci peso, vivere senza documenti come molti stranieri. Però a gennaio deve sostenere gli esami di licenza media, e quel passaporto gli era indispensabile. Alla sua ambasciata aveva chiesto se poteva evitare di tornare nel suo Paese, spiegando che era vittima di violenza e che suo padre le ha promesso più volte di scovarla e fargliela pagare. I funzionari non hanno potuto, o voluto, fare niente. Così è dovuta partire.

Non ha mai capito, e nemmeno la Questura della città italiana dove viveva con i genitori ha saputo fornire una risposta, se la sua carta di soggiorno poteva valere come documento. La carta di soggiorno viene data agli stranieri che risiedono in Italia da molti anni, è il passo successivo al permesso di soggiorno. Secondo il ministero dell’Interno, è un documento che non ha scadenza. Eppure sulla carta di soggiorno di Cristina c’è scritto “scade il 28/12/2011”. L’aveva ottenuta nel 2006, poi le leggi sono cambiate ed è quasi impossibile stabilire se coloro che hanno avuto quella carta prima del 2007 debbano rinnovarla o meno. La proprietaria di un call center sotto casa un giorno mi ha detto: “Non l’ho mai capito nemmeno io. Io devo rinnovarla, invece mia figlia no”. E’ bengalese, vive in Italia da molto tempo, è straniera e non riesce a districarsi nemmeno lei.

Ad ogni modo Cristina aveva bisogno del passaporto. Se le avessero concesso la cittadinanza italiana quando ancora viveva coi genitori, tutta questa storia si sarebbe potuta evitare. Se una bambina che arriva in Italia a 8 anni, che frequenta anche per poco le scuole italiane, che impara alla perfezione non soltanto la lingua ma anche tutti i riferimenti culturali, i cartoni animati, le canzoni di Eros Ramazzotti e Gigi d’Alessio, i telefilm, i nomi dei politici, e persino comincia a parlare con una inflessione dialettale, e per giunta non conosce la lingua del Paese di cui possiede il passaporto, questa bambina è italiana o straniera?

La Questura della città italiana dove Cristina ha denunciato il padre è stata avvertita questa mattina di ciò che è successo ieri sera. L’ispettore che conosce la sua storia ha fatto una domanda pertinente: “L’avvocato di Cristina sta seguendo la vicenda?”. Gli abbiamo risposto che per mesi Cristina, senza saperlo, è rimasta senza avvocata. La legale che le era stata assegnata da Differenza Donna, l’associazione che gestisce il centro antiviolenza dove Cristina è stata ospitata un anno fa, aveva rinunciato al suo incarico senza avvertirla. Cristina la chiamava per avere notizie del processo contro suo padre, e l’avvocata diceva sempre che ancora non si sapeva nulla. In realtà per lei il caso era chiuso. Ora il fascicolo è passato ad un’altra avvocata.

Questo è ciò che succede.

Il blog ripartirà non appena torna Cristina.

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