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Il vero scandalo è la vostra serietà

16 Dic

Intervista a Fulvio Abbate. Che parla di quanto sia conformista la sinistra (guai a criticare Vinicio Capossela sennò ti fanno secco, per esempio) e di come la volgarità sia liberatoria.

Fulvio Abbate appartiene a quello sparuto circolo di scrittori che possono infarcire le frasi di parolacce senza risultare volgari. Soltanto chi è conformista, infatti, può davvero scandalizzarsi sentendo parlare di “pompini” e “sperma”. Abbate è l’autore geniale di Teledurruti, televisione web situazionista dove rimastica arte, politica e cultura pop buttando a gambe all’aria luoghi comuni, senso di responsabilità e serietà fideistica, ovvero fa il mestiere dell’intellettuale. Impossibile riassumere la sua biografia. «Pensavo di essere comunista, invece ero un libertario», dice durante questa intervista. Non sopporta Veltroni perché «è mediocre e si circonda di intellettuali mediocri». Il suo ultimo libro è Pasolini spiegato ai ragazzi (Baldini Castoldi Dalai editore, pp 320, euro 17). Ama fare l’incompreso: «Per anni mi hanno tenuto sotto terra come il personaggio in Underground di Kusturica. Avevano paura della mia meravigliosa irriducibile libertà». Scrive per Il Fatto quotidiano. Ha una figlia di nove anni, Carla.

Glielo dico subito. Ho trovato disturbante la sua stizza nei confronti di coloro che, sulla bacheca di Facebook, hanno manifestato dolore per la morte di sua madre Gemma Politi, che da tempo la accompagnava nelle micropuntate di Teledurruti. È conformista anche fare delle semplici condoglianze?
Ho tutto il diritto di elaborare un lutto così personale nelle forme laiche che mi sono proprie, rifuggendo i luoghi comuni cattolici legati alla morte. Ho scoperto sulla mia pelle che uno degli strumenti di propaganda religiosa è il terrore della morte, e io invece non temo la morte. Mia madre era una donna libera e laica, e non ho sopportato che alcuni volessero dare una impronta sofferente al mio dolore. Se ti vuoi vestire a lutto, fallo a casa tua. Ficcatela nel culo, la tua paura della morte.

Grazie. È sicuro che il dolore del lutto appartenga soltanto ai credenti?
Mi hanno commosso i messaggi di affetto delle persone che sinceramente erano addolorate per la scomparsa di mia madre. Ma non sopporto chi diceva che dietro la mia apparente imperscrutabilità ci fosse un dolore impronunciabile, e mi voleva confortare. Non ho bisogno del vostro conforto.

La sua città natale è Palermo. Eppure ha scritto una guida non conformista di Roma, un manuale arguto e meraviglioso che pare scritto da un romano verace.
Mi sta sul cazzo quel libro. L’ho scritto per dimostrare che Roma mi apparteneva più di quanto appartenga agli scrittori romani che non hanno mai messo piede fuori dall’urbe. Parlo di cazzi famosi, cazzi ritorti come nel baldacchino del Bernini, cazzi minuscoli come quello di un attore che non posso nominare. Non ho mai pensato di fare l’esegeta, né di Palermo né di Roma.

E perché odia questa guida?
Per il successo che ha avuto. Il progetto è nato una ventina di anni fa quando in un articolo su La Stampa invitai i sindaci a chiedere che gli scrittori narrassero le proprie città. Nacque così la collana Contromano, e fior di scrittori si misero all’opera. Nessuno però mi chiese di scrivere una guida, e dunque l’ho fatto per conto mio per l’editore Cooper.

Nel paragrafo dedicato a Sabrina Ferilli, ovvero al mito erotico di Roma, scrive: «Come narra il sentire comune, sembrerebbe più facile andare a letto con una tipa famosa che non con una commessa di via La Spezia o piazza Risorgimento. Nel senso che queste ultime sono scrigni inaccessibili, vulve fluorescenti destinate a pochi fortunati vittoriosi di quartiere». La guida è del 2005, ovvero antecedente al bunga bunga. Ora che i costumi sessuali paiono diversi, riscriverebbe le stesse cose?
Cosa c’entra il bunga bunga? Ancora oggi è più facile che ti faccia un pompino Sharon Stone che non fare sesso con una commessa di via Taranto. Il potenziale erotico di una commessa di San Giovanni è straordinario, e non è limitato a Roma. Albert Camus si innamorò di una commessa di una boutique del Quartiere Latino, e Dino Buzzati stravedeva per le divinità sessuali di via Manzoni a Milano. I miti erotici non sono mai quelli proposti dallo star-system. In fondo è una forma di democrazia.

Con il bunga bunga Berlusconi ha impresso una idea di libertà tutta italica, anarchica, faccio-quel-che-mi-pare. Anche questo è anticonformismo, no?
Non voglio meriti, che peraltro non mi darebbero. Ma nell’estate del 2009 feci una puntata di Teledurruti intitolata “Berlusconi è il ’68 della destra”. Voglio dire che grazie a Berlusconi la destra italiana è diventata come un signore col maglione della coppa Davis sulle spalle che guida una porche e liberamente scorreggia mentre va incontro ad un posto di blocco soltanto per aprire il finestrino e asfissiare il milite con la sua puzza. Non è anarchia, è dadaismo. La massima forma di dadaismo concessa a questo Paese.

Il berlusconismo ha portato anche alla santificazione dei paladini dell’antiberlusconismo come Marco Travaglio, Roberto Saviano, Michele Santoro. Nel suo pamphlet “Sul conformismo di sinistra” scrive che gran parte del pubblico è paragonabile agli studenti che vivono in miseria ma che trovano riscatto nel consumo di merce culturale, alla quale si avvicinano con deferenza e senza senso critico. E difatti guai a toccare i santini dell’antiberlusconismo. Come se ne esce?
La frase che ha citato è contenuta nel testo fondamentale del situazionismo, “Della miseria del mondo studentesco”. Uno pensa che il situazionismo sia Enrico Ghezzi che si fa le pippe parlando dei Cahier du cinéma, mentre è molto più situazionista Mike Bongiorno. Detto questo, tutti i fan sono dei mostri perché hanno un rapporto acefalo di adesione incondizionata ai loro miti culturali. Ho ricevuto minacce di morte quando ho osato parlare male di Vinicio Capossela, per esempio. Molti si sono sentiti offesi perché la sua musica ha avuto un effetto religioso sulle loro anime, ha ricucito le loro ferite. Come se ne esce? Non se ne esce. La laicità non esiste.

La sinistra politica è morta per troppo conformismo?
Io dico una cosa semplice: sono uno scrittore, non giudico i comportamenti altrui. Ma qual è il dovere dell’intellettuale? Essere in opposizione all’esistente. Dentro l’ovetto Kinder della mia coscienza politica c’è una frase di Albert Camus: mi rivolto dunque siamo. Il ceto intellettuale che io ho sotto gli occhi, al di là del moralismo che mi lascia indifferente, è rappresentato dal buon senso piccolo borghese confortato dall’essere accolto dal salotto di Fabio Fazio, cioè il veltronismo. Tutto ciò mi fa caratterialmente orrore. Ma in questo Paese non è ammessa nella maniera più assoluta una figura di intellettuale che sia pienamente di opposizione, perché gli intellettuali sono sempre stati dei chierici . Il caso di Pier Paolo Pasolini è esemplare: quando incontrò un giorno Veltroni e altri futuri leader del Partito democratico, disse loro: “Coltivate il dubbio”. Non l’hanno fatto. Devo fare riferimento a gente come Baricco? A queste persone è estraneo il principio dello scandalo. Non a caso lo scrittore più scandaloso e non allineato è Aldo Busi, che usa l’omosessualità per fare scalpore. Nessun altro.

Nel video “Contro il galateo della sinistra” dici: “Come ho potuto avere a che fare con l’ottusa mentalità di coloro che, da una parte, i comunisti, ritenevano di avere ricevuto il cofanetto Sperlari con le chiavi per salvare il mondo e per questo li vedevi con l’occhio furente e paranoico. Oppure con quegli altri, privi di fantasia, autori di cinema che ogniqualvolta c’era da dire pompino o sborrata sfumavano nel timore di colpire qualche sensibilità”. E chi sono le persone libere e non conformiste di cui ama circondarsi?
Non ho rapporti con nessuno. Non frequento il mondo intellettuale, mi annoia. Frequento solo donne, la cosa più straordinaria che esista al mondo dal punto di vista esistenziale. Il mio prossimo libro sarà sulle donne e si chiamerà Le zebre. Con gli uomini mi rompo il cazzo.

Mi scusi, dire che le donne sono meravigliose è una banalità impressionante.
Il femminile offre degli straordinari spunti narrativi. Non posso dire di essere femminista perché, come ricordava Arbasino, solo chi ha la fica può definirsi femminista. C’è chi conserva un atteggiamento misogino e preferisce stare al bar con gli amici a leggersi La Gazzetta dello Sport. È legittimo. Io invece preferisco stare con le donne.

È vero che odia Simone de Beauvoir? E perché?
De Beauvoir è un animale a sangue freddo, un tipico personaggio della borghesia francese. Il femminismo non mi sta sui coglioni, nasce da doverose istanze di liberazione e ognuno è libero di giudicare le sue forme più estreme.

Sempre su Teledurruti ha detto che l’arte l’hanno sempre creata coloro che, testualmente, fanno giungere il loro fiotto di sperma al di là di ogni buona maniera. Può fare un esempio di vero artista?
Louis-Ferdinand Céline. Forse il più grande scrittore del ‘900. Gliel’ha buttato al culo di Sartre, che all’epoca veniva spompinato da tutti. Eppure se oggi andiamo alla tomba di Céline troviamo una quantità di fiori e persino sassi lasciati dagli ebrei, proprio a lui che si professava antisemita. Mentre sulla tomba di Sartre è un miracolo se trovi un fiore. E questo perché Céline ha inventato un linguaggio nuovo.

Cosa direbbe ad un ragazzo come Er Pelliccia, che pubblicamente si pente di avere lanciato quel celebre estintore ma poi si ripromette di incorniciare la foto, un ragazzo confuso e con le idee politiche nebulose?
Io capisco la rabbia dei manifestanti che si sono visti scippare la mobilitazione del 15 ottobre. Ma bisogna capire la rabbia allo stato puro. Se la rabbia ce l’ho io, un privilegiato, come si può pensare che non ce l’abbia chi non ha gratificazioni? Da dove guardiamo le cose? Attraverso i film di Moretti?

Non rischiamo di guardare questi ragazzi con occhi poetici?
No, io non corro questo rischio perché ho vissuto il ’77 e ne ho memoria di una forza permeata da una ottusità politica quasi stalinista. Però c’è un dato di rabbia in atto e non sono in grado di fare lo screening umano di come sia composto. Pure Giuliani era figlio di una coppia borghese. Che cazzo ci faceva con l’estintore in mano al G8 di Genova? È tutto molto più complesso di come ci immaginiamo.

Il suo ultimo libro è intitolato “Pasolini raccontato ai ragazzi”. Perché ai giovani dovrebbe interessare quello che scriveva e diceva un intellettuale morto nel 1975?
Mi rendo conto che il titolo è fuorviante. Quando scrivo “ragazzi” intendo la società italiana tutta. Nel libro mi concentro soprattutto contro una corrente che nei tempi recenti ha trasformato Pasolini in un delitto celebre, un caso di cronaca nera.

Nessuno pasteggi col cadavere di PPP?
Ognuno è libero di fare quello che vuole con la memoria di Pasolini. Qualche anno fa uscì la teoria secondo la quale oggi sarebbe leghista, addirittura! Penso che il suo cadavere sia un liquido reagente ancora oggi per capire la società. Pensiamo al coraggio: nessun altro intellettuale è mai stato così coraggioso. Né Moravia, né Enzo Siciliano che finì per diventare presidente della Rai. Siamo nella merda.

E che posizione occupa Fulvio Abbate, come intellettuale?
Quando cominciai a fare lo scrittore, nel 1990, dicevano che ero un comunista. Ma i veri comunisti stavano nel libro paga di Veltroni. Erano gli intellettuali organici. Ecco perché quando Concita De Gregorio mi ha cacciato da l’Unità in realtà mi ha fatto un gran favore. Pensavo di essere comunista, e invece ero un libertario. Un socialista libertario, per l’esattezza.

La volgarità è necessaria perché scandalosa?
La volgarità ha un valore liberatorio. Amo le parolacce. Vado molto orgoglioso di avere pubblicato su Il Foglio un pezzo sulla scomparsa del 69. Un tempo andava per la maggiore, oggi resiste soltanto il pompino. Perché non dovremmo discutere di questi argomenti? Il pompino è magnifico, e molte donne amano fare pompini. Quando una donna succhia il cazzo al suo uomo e questi, sborrando, forma un braccialetto di sperma sul suo polso, non è una immagine bellissima? Purtroppo il massimo di libertà linguistica concessa è Berlusconi, con la sua barzelletta della mela che odora di fica. Ma il suo non è un linguaggio liberatorio. Mi imbarazza il penoso senso di responsabilità della sinistra, mi imbarazzano le amache di Michele Serra, sempre compreso e serio nel suo ruolo. Sogno che un giorno possa scrivere: “Voglio far saltare in aria il Pirellone”. Così, per sfogarsi. Le persone sono troppo serie, per questo amo frantumare il loro linguaggio.

Ha lanciato scherzosamente il format “Vengo a cagare a casa tua”, un reality dove personaggi famosi vanno davvero a evacuare nei bagni delle persone comuni. A chi passerebbe volentieri la carta igienica nel suo bagno?
Non ho dubbi: alla commessa di via Taranto.

(intervista pubblicata sul settimanale Gli Altri)

2 Risposte to “Il vero scandalo è la vostra serietà”

  1. icittadiniprimaditutto 16 dicembre 2011 a 22:00 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Pompiliorealino 6 gennaio 2012 a 14:15 #

    Si ha tutta l’impressione che questo tizio, pur di rifornirsi gratuitamente di carta igienica,inviti la gente a “cagare a casa sua”.

    ” L’arte è sempre stata borghese, idiota, mentecatta, soprattutto cialtrona e puttanesca e ruffiana. L’arte deve essere incomunicabile, deve solamente superare se stessa.”

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