Cronache romane da un seminterrato di periferia

10 Feb

Boosta Pazzesca è una blogger che fa schiantare dalle risate. Il suo blog si chiama “Tre metri sotto ar Laurentino”, e il Laurentino è uno dei quartieri più malfamati di Roma. L’abbiamo intervistata per il settimanale Gli Altri. Poi abbiamo scoperto che forse dietro alla sua busta si nasconderebbe un gruppo di ragazzi, una sorta di Wu Ming della risata. Non possiamo confermare. Possiamo solo ridere.

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Il pomeriggio della manifestazione organizzata dal movimento delle donne Se non ora quando?, Boosta Pazzesca e le sue amiche Sharon e Marusca sono a piazza del Popolo. Racconta Boosta nel suo blog: «Mentre che paolaturci stava a fa UIMEN EV DE PAUER, Marusca ha rimorchiato ‘n tecnico der parco parecchio progressista. Je famo “A Maru’, che fai te ‘nfratti?” “Eccerto, si no mo’ quanno?” Na signiora vicino commenta che a li tempi sua ‘npiazza se diceva ONNI LASSATO E’ PERZO”.

E quando scoppia la polemica sul manifesto del Partito democratico, che ritrae un paio di gambe femminili lasciate nude da una gonna svolazzante, Boosta e le sue amiche pensano si tratti della pubblicità di un casting della Omsa, prendono l’autobus e truccate e imbellettate si presentano ai tendoni della festa per poi scoprire, deluse, che vendono maglie peruviane e incensi.

Ma è nella descrizione del suo quartiere, della sua periferia romana, il Laurentino, che l’anonima blogger riesce a comunicare la marginalità con pochi tratti quasi poetici: «Partimo co latoradio a palla e se fermamio davanti a n condominio. Co’ zio Spartaco scorazzavamo sempre ar Laurentino, quann’ero pischelletta. Poi s’è fatto dieci anni ar gabbio, dice per n errore giudiziario. Mo’fa na cifra de lavoretti, sta ner campo dee pabblic relescionz. Se vede che me vo’bbene, cerca sempre de nzerimme nee cose sue. Io vabbe’, pure che nun ce so’ cresciuta nzieme e che o vedo na vorta allanno, so’ felice. “Che me passi quer tronchesino a Boo?”. Me spiega che e pabblic relescionz so’ difficili, devi da collega’ e persone, fa’ i legami, torni a casa te corichi e tu moje manco la vedi. Me fa l’occhietto. “A Boo, ce sei mai annata a mignotte?” “A zi’, so femmina, che ce vado a fa’ a mignotte?”».

Nelle cronache tragicomiche di boostapazzesca.wordpress.com i grandi avvenimenti della politica vengono letti con sguardo periferico, con la sorpresa di chi non sa perché ci è capitato in mezzo, ma involontariamente ne coglie il succo. Il referendum sull’acqua, l’Europride, le contestazioni alla nuova stazione Tiburtina, persino i riot londinesi. Perché è la politica vista dal basso, con cuore mezzo ingenuo ma attento a non farsi fregare, spirito popolano e romanissimo.

Ventiquattro anni, studentessa di Scienze della Comunicazione, autrice satirica raffinata ma non ancora completamente consapevole del suo talento, Boosta ha voluto rilasciare questa intervista via Skype per non doversi togliere dal viso la busta di carta che ironicamente la rappresenta.

 

Ti vedi così poco carina?

So’ na cozza. E quanno a Roma na ragazza è popo brutta, allora è na busta. E quanno è brutta forte, è na busta pazzesca. Da qua er nome mio. Allora siccome che per me l’importante so’ i valori, me so’ messa la busta in faccia. E mo’ ciò na cifra di amici. Prima nun me se filava nisuno, tranne che pe’ dimme “coprite”.

 

Quindi vorresti essere un’altra donna, almeno fisicamente.

L’amica mia Marusca è morto bella. Me piacerebbe da esse come lei.

 

Marusca esiste davvero?

E come no? Varcaroli Marusca. Sta ai piani arti come li chiamo io, er Laurentino più caruccio dove ce sta er centro curturale Elsa Morante che hanno rifatto tutto caruccio. Lei è a pariolina der Laurentino, sempre a fa provini casting missitalia ma nun se la pijeno mai.

 

 

Com’è vivere al Laurentino, quartiere con una brutta fama e pochi servizi?

A noi ce piasce. E mo’ stamo mejo de prima.

 

Perché?

Perché se semo abbituati (ride). Vojo dì, semo sempre stati qua. Ce so’ posti na cifra più belli, ma pure na cifra più brutti, e questo è er posto nostro. Ce sta er senso d’appartenenza che è na cosa bella. In finale, mica potemo annà a Euroma2 (centro commerciale, ndr) a comprasse nantro quartiere. Me fa un po’ ride a storia daa riqualificazzione, perché nun ce se so’ filati de pezza pe più de trent’anni. A voi sapé un po’ de storia der Laurentino?

 

Prego.

Era nato come na cosa de fantascenza per rivalutà le periferie, che ce stavano le baracche e se puzzavamo tutti de fame. Poi se so’ fermati i lavori pe’ na serie de’ motivi. Ner frattempo a gente ha inizziato a occupa’ le case. Er quartiere, quanno ha aperto li battenti, nun ce stavano l’ascensori, nun ce stavano l’autobus, nun ce stava davero gnente. E quei famosi ponti che erano undici e mo’ so otto, ce dovevano fa’ li negozi sotto ma sotto li spazi so’ stati occupati.

 

E tu ci vivi con tuo padre, protagonista di molti tuoi racconti.

Mi padre è come er quartiere. È così e nun lo posso cambià (ride). Me vole bbene a modo suo.

 

È molto divertente il sottotitolo del tuo blog: “Tre metri sotto er Laurentino P38”. Una citazione contro Moccia?

Mica è na invenzione. Vivemo davero a tre metri sotto tera, in un seminterato. Mi padre c’ha fatto un soppalco pe fa’ più spazio. C’ha le mani d’oro e io lo so bene: certe pizze… (schiaffi, ndr) Comunque te stavo dicendo dei ponti. Dicheno che vonno demolì er sesto che è dove ce sta er centro sociale. Questi so’ quelli che chiamamo li tempi comici de Alemagno.

 

 

Spesso te la prendi con le politiche di Alemanno. Come quel meraviglioso racconto dello shopping natalizio con le sempiterne Sharon e Marusca, che ad un certo punto scorgono il cono gigante a piazza Venezia e pensano che sia un enorme chiosco-gelateria, ed invece era uno stiloso albero di Natale che il sindaco ha subito rimosso.

M’a prendo co’ Alemagno perché ce sta lui. Comunque o sai che mo’ er cono ce l’ho dietro casa? L’hanno messo all’Eur. Mo’ me sa che ce mettono i lucchetti de’ Ponte Mirvio (che il Campidoglio potrebbe decidere di rimuovere a breve, ndr). Pe’ dirte, quanno ce stava Veltroni ar Laurentino ce stavano certe buche che ce cadevi dentro co’ tutta a machina. Mo’ co’ Alemagno er problema è risorto.

 

Buche coperte?

Macché. Mo’ che piove tanto passi e buche cor Caiac. L’importante è sapé nuotà.

 

A me sembra che Roma sia sempre più sporca. Immondizia sui marciapiedi, sulle strade…

Amo pure cominciato a fa’ a differenziata. Ce devono pure spiegà come falla, però.

 

Mi colpiscono certi proprietari di cani che raccolgono i bisogni e poi buttano il sacchettino sulle aiuole. Se lasciassero le cacche a terra, almeno sarebbero biodegradabili.

No, te sbagli. Se pesti na cacca manco e bestemmie so’ biodegradabbili. Allora se penzano che mettendo e cacche ner sacchetto se notano de meno. Non è corpa loro, capito? È na questione de morale. Se fanno pure er probblema. A Lauré, ma sei sicura che te passano sta intervista?

 

Senza dubbio. Stai andando benissimo. Ma dimmi: scrivi anche recensioni per MyMovies e tieni una rubrica su Paese Sera. Sei una ragazza interessata alla cultura, ma dove trovi la cultura al Laurentino?

A vita curturale pe me è mejo che me la faccio da sola. Leggo na cifra de notizzie su internet. Leggevo pure l’Internazzionale co’ mi padre, poi er vicino de casa s’è accorto che jo zottavamo dalla cassetta dee lettere e ha smesso de abbonasse.

 

 

Hai fratelli?

Uno ma sta in Ispagnia, è annato là perché se trovava lavoro. E quanno c’è annato è arrivata a recessione pure de là.

 

E tu invece ti sei inventata un lavoro rimanendo tre metri sotto al Laurentino.

Io so’ quarcosista fri lenz.

 

Il tuo stile è molto simile a quello di Johnny Palomba, anche lui anonimo recensore di film in romanesco.

Gionni Palomba è gajardo. Però lui racconta er film. Io per Maimuvis.it (My movies, ndr) racconto quello che succede mentre provo a vedello. Er cinema me piace perché se sta tranquilli, ce sta silenzio, tutti zitti, e finalmente io e l’amiche mia potemo fa’ du chiacchiere in santa pace.

 

Hai calcolato a che età andrai in pensione dopo la manovra Monti, e quanto prenderai?

Esiste a pensione in nero? No, vé?

 

 

Credo proprio di no, purtroppo. Tornando ai film, quali sono i tuoi preferiti?

Quelli co’ Robbert Pattinzon. Quello de Tuailait. Basta che ce sta lui e er film me piace. Pure quello dove rimaneva sotto alle Torri gemelle, er firm era na stronzzata ma me so’ commossa che moriva lui. Lui me piace perché è na cifra lontano da tutto quello che me circonda. Boh, forse so’ sterofila.

 

 

Perchè dipingi le tue migliori amiche come delle coatte cosmiche?

Nun è che e dipingo, so’ popo zotiche (ride). Ma pure io eh, sennò pare che me distinguo.

 

Quindi anche tu vai in giro mezzo scosciata e con un sacco di trucco?

Io so’ negata cor trucco. M’aiuta Marusca. Er lucidalabbra me piace. Ma non ce riesco a annà in giro vestita come loro, so’ timida. Io penzo che chi cià po pure esporre. Marusca cià e espone. Poi dipende da li valori, l’importanza che je dai. A gente spesso se ferma davanti all’ apparenze, vede na balconata esposta e penza che è tutto là. Io Marusca ce o so che è na cima, solo che dietro a e tette sua nun se vede.

 

E i maschi come si comportano?

I maschi pure se fermano davanti all’apparenze. Tanti di quei pali che ho pijato infatti. E Sharon poi, nun ne parlamo. Ma a te serviva sapere come se comporta per esempio er fidanzato de marusca, Gerlando, o li maschi in generale?

 

In generale.

Ce so’ quelli de sempre che so’ come fratelli e quelli che penzamo de potecce fa’ quarcosa, conosciamo in giro. Ma poi è n problema frequentalli perché stamo coi mezzi (pubblici, ndr). Er Laurentino è servito male, ce sta er 776 che passa quanno je pare a lui e spesso a gente je mena all’autista quanno ariva, allora passano pure de meno.

 

 

Quindi l’amore scarseggia da quelle parti.

Giovanotti diceva che si l’ammore è er treno, er sesso è a locomotiva. Io e Sharon stamo ner vagone de terza classe. C’è popo carestia. Sto Natale sarà pure più triste perché so’ singola. Me so’ lassata cor fidanzato de Feisbuc, se chiamava Tyler. Era diventata na relazzione complicata e poi è annata a scatafascio.

 

Se era un fidanzamento su Facebook allora non vi vedevate mai?

No, per quello che è finita.

 

A Natale ti immagino seduta a tavola con tuo padre.

E co’ zio Spartaco che se ‘ncolla a tutti li pasti. Guarda, sto Natale e pure sto Capodanno er menu già se sa: pajata. Mi padre è tradizzionalista, cioè è tradizzione che se magna sempre e stesse cose tutto l’anno. A pajata a prepara lui, cià er segreto suo, ce sta tutto un rito, tipo a cerimonia der té. A Capodanno se nannamo ar Colosseo, che ce stanno i Negramaro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 Risposte to “Cronache romane da un seminterrato di periferia”

  1. Carla Corciulo 10 febbraio 2012 a 16:45 #

    Bella l’intervista e bello il modo di scrivere di questa ragazza: uno spaccato delle periferie. Io insegno a San Basilio e l’uso del dialetto nello scrivere aiuta molto i ragazzi ad esprimersi. Il punto è che molti non vogliono ascoltare ciò che hanno da dire e ne hanno da raccontare! Li trattano come delle cavie:l’università, i politici, i giornali. Nessuno se li fila, tranne che per sbatterli in prima pagina come malavitosi. Ma di intelligenza, di creatività e di pensiero critico ne hanno da vendere. Brava Laura, che hai valorizzato questi giovani. Grazie!

    • Laura Eduati 10 febbraio 2012 a 17:56 #

      Grazie a te, Carla!

  2. icittadiniprimaditutto 10 febbraio 2012 a 17:38 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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