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Il muro della Grecia

9 Mar

 

La costruzione del nuovo muro, l’ennesimo nella storia europea, è iniziata nei primi giorni di febbraio. Al termine di quest’ anno buio dodici chilometri e mezzo di filo spinato separeranno le rive del fiume Evros, ai confini tra Grecia e Turchia, nel tentativo di fermare l’arrivo dei migranti e dei richiedenti asilo.

L’Evros, nell’ottica della fortezza Europa, è un colabrodo. Il buco da rattoppare. Negli ultimi anni è questo corso d’acqua al centro delle preoccupazioni di Bruxelles in materia di immigrazione illegale. Frontex, l’agenzia europea incaricata di monitorare i confini del continente, ammette che ogni anno almeno 60mila clandestinos attraversano l’Evros per mettere piede in Grecia, considerato paese di transito verso paesi più ricchi ed economicamente più solidi.

Sessantamila persone sono, per un Paese così piccolo, una enormità. Lampedusa fa notizia perché spettacolare – mediaticamente – è l’arrivo dei barconi nella piccola isola, ma è la frontiera greco-turca quella che viene varcata almeno da 300 persone ogni giorno. Il fatto è che la costruzione del muro di filo spinato, alto 4 metri, nei pressi di Orestiada, costerà 7,3 milioni di euro ma la Commissione europea ha fatto sapere che non verserà un centesimo alla Grecia in bancarotta in quanto «reti e muri sono misure temporanee che non risolvono la questione dell’immigrazione illegale in maniera strutturale». Peraltro, sempre per bocca della Commissione, «occorre pensare prima di tutto ai diritti umani dei migranti». Diritti che non vengono affatto tutelati nei centri di detenzione per stranieri senza documenti, in Grecia come altrove, questi sì raccomandati dall’Europa.

La questione, in realtà, è economica: Atene ha ricevuto ben 285 milioni di euro per combattere l’immigrazione illegale nel trienno 2007-2010 e altri 119 milioni nel 2011. Anche in questo caso, Bruxelles non ha voglia di scucire altro denaro al paese sul limite del default.

Il muro sorgerà nel punto dove il guado del fiume Evros è più semplice. Le organizzazioni in difesa dei migranti dicono che la rete non servirà a nulla, se non a spostare il varco dei clandestinos in territori più aspri che metteranno a repentaglio la vita delle persone. Già oggi l’attraversamento del fiume causa la morte di numerosi migranti, spesso bambini e adolescenti che non sanno nuotare. I loro corpi raramente vengono recuperati e fece scalpore, l’anno scorso, il ritrovamento di un cimitero abusivo dove le guardie di frontiera avrebbero sepolto alla bell’ e meglio decine di corpi di migranti morti sul confine. Senza lapide, senza nome, senza memoria.

La Grecia gestisce male l’immigrazione. Sia perché è un paese che soltanto recentemente si è ritrovato a fare da hall per l’hotel Europa, sia perché concede così raramente l’asilo da guadagnare spesso le critiche dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite e degli altri paesi europei. Ora che corre come un fuso verso il default, Atene non può garantire a Bruxelles una buona protezione delle frontiere: il muro, infatti, è un semplice strumento eretto per zittire i greci che si lamentano dell’alto tasso di immigrazione incontrollata. Normalmente i migranti e i richiedenti asilo non compiono lo sforzo di viaggiare verso paesi poveri e caotici, e dunque la Grecia potrebbe smettere di essere la porta d’Europa. Ma essendo luogo di transito, questa speranza non avrà seguito: i clandestinos continueranno ad arrivare. E questo sarà un altro problema per i fautori della fortezza. Piuttosto sono gli autoctoni a fare le valigie ed andarsene. La prima meta è l’Australia, e precisamente Melbourne, dove vive la più grande comunità migrante greca del pianeta – trecentomila persone arrivate negli anni ’50 e ’60 – che sta ricevendo centinaia di richieste da parte di greci che vogliono capire se laggiù potrebbero trovare una sistemazione. Gli uffici di immigrazione australiani fanno sapere che nel 2011 il tasso di greci che chiedono di approdare nella nuova terra è salito del 65%. Allo stesso tempo molti ellenici chiedono addirittura l’asilo in Canada, paese che un tempo accoglieva generosamente i perseguitati. Un recente editoriale del Toronto Sun descrive la nuova tendenza: il 20% degli aspiranti rifugiati in Canada nel 2011 provengono dal vecchio continente (specialmente greci e ungheresi), e di questi il 90% adduceva come motivazione il disastro finanziario e l’instabilità economica. Naturalmente, continua severamente il quotidiano di Toronto, la paura della povertà non è sufficiente: «È tornato Mussolini? Tito? Hitler? Ora che la Grecia sta implodendo a causa delle severe misure di austerità, e l’Europa minacciata perché vicina, non serve una brillanete intelligenza per capire che le blande leggi canadesi sull’immigrazione faranno del Canada il primo obiettivo per coloro che vogliono una vita migliore di quella che la Grecia offre in questo momento».

Sembrano letture risalenti alla prima metà del secolo scorso, quando le Americhe guardavano accigliate le orde di mediterranei approdare nel nuovo mondo. I greci si preparano ad una seconda enorme ondata di emigrazione per sfuggire alla miseria o, nel caso migliore, alle orribili ristrettezze. Il mezzo milione di migranti attualmente in terra ellenica potrebbero a loro volta risalire l’Europa, perché nemmeno il più disperato rimane in un luogo sterile. Nel frattempo migliaia di afghani, iracheni, palestinesi, asiatici in genere, africani che non riescono più a passare dalla Libia e insomma un serpente infinito di genti continuerà ad usare la Grecia come una porta girevole, male oliata e spalancata nel vuoto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una Risposta to “Il muro della Grecia”

  1. icittadiniprimaditutto 9 marzo 2012 a 22:52 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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