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Federica Sciarelli: “Il mio giornalismo non piace agli snob”

29 Nov

Chi l’ha visto? non è una trasmissione triste. È invece la trasmissione che filosoficamente rende speranzoso il disperato. Perché dopo decine di scomparsi mai tornati, scomparsi morti e scomparsi suicidi, non soltanto i responsabili degli assassinii dopo lustri finiscono in galera – come Danilo Restivo, l’omicida di Elisa Claps – ma improvvisamente rispunta Angela Celentano, la bambina rapita nel 1996, che secondo gli investigatori potrebbe essere davvero quella ragazza che dal Messico nei mesi scorsi ha contattato la sua famiglia di origine, e insomma questo magnifico colpo di scena nella vita spesso è difficile aspettarselo.

In realtà ho smesso di contare gli scoop giornalistici del Chi l’ha visto? di Federica Sciarelli. Agli scettici, agli angosciati e agli indifferenti basterebbe nominare il ritrovamento del presunto cadavere di Andrea Ghira, il massacratore del Circeo, nel desolato cimitero di Melilla. Il legame tra la scomparsa di Emanuela Orlandi e la banda della Magliana, grazie alla celebre telefonata che spingeva i giornalisti del programma a verificare che nella basilica di Sant’Apollinare era sepolto il boss Renatino de Pedis. O, anche, la scoperta che il corpo di Claps da diciassette anni era custodito, nell’omertà ecclesiastica, nel sottotetto della chiesa di Potenza dove era scomparsa.

Secondo il Viminale dal 1974 risultano scomparse 25mila persone. Ogni anno ne spariscono novemila, la maggioranza delle quali si allontana volontariamente. E nel tempo i numeri crescono. Si è fatta un’idea di questo buco nero che inghiotte e spesso non restituisce?

Con l’invecchiamento della popolazione è aumentata specialmente la quantità di anziani con l’Alzheimer che escono di casa e non ricordano dove vivono. Ma i numeri del ministero spesso non tengono conto delle persone che tornano e non avvertono le forze dell’ordine, dei bambini che vengono sottratti all’ex coniuge e dunque non sono tecnicamente scomparsi, delle scomparse che invece sono omicidi con occultamento di cadavere. Quando sono arrivata al programma, nel 2004, ho parlato chiaramente con le famiglie di Emanuela Orlandi ed Elisa Claps chiedendo se non fosse meglio cominciare a parlare di omicidio piuttosto che di sparizione, anche per spiegare meglio l’accaduto: in questi casi c’è un assassino in libertà e la gente lo deve sapere.

A proposito di Elisa Claps, avete mai ricevuto pressioni e rimostranze da parte delle gerarchie ecclesiastiche perché vi ostinavate a chiedere spiegazioni al parroco della SS. Trinità, poi morto senza mai parlare? Oppure quando avete cominciato a indagare sul perché un criminale come De Pedis avesse ricevuto il privilegio della sepoltura in una basilica?

Noi andiamo per la nostra strada. Nel caso di Elisa, volevamo trovare risposta a domande logiche: perché Restivo, il suo assassino, aveva le chiavi del centro parrocchiale? Come è stato possibile che il corpo della ragazza potesse essere rimasto per lungo tempo nella chiesa senza che nessuno, nemmeno gli operai che fecero delle ristrutturazioni, se ne accorgessero? Quando Filomena Claps, la madre, espresse pubblicamente sconcerto per il silenzio del vescovo di Potenza, allora venne il diluvio. Credo che siano arrivati a chiedere il mio licenziamento. Non ci facciamo scoraggiare.

Si parlava di coperture molto importanti, per Restivo.

La chiesa dove è stato nascosto il cadavere di Claps è quella preferita dalla Potenza ricca e influente. Anche il senatore Emilio Colombo la frequenta, ma non ha mai speso una parola per la famiglia di Elisa. Ecco perché Filomena e Gildo, mamma e fratello, non hanno voluto che partecipasse al funerale. Il fatto che per molti anni non si sia voluto accertare il destino della ragazza ma soprattutto la responsabilità di Restivo, ha portato al fatto che lo stesso Restivo potesse andare a vivere in Inghilterra e qui uccidere un’altra donna, Heather Barnett, e probabilmente una terza, la coreana Jong Ok Shin. Attualmente c’è un uomo in carcere in Gran Bretagna per questo delitto, ma secondo noi è innocente.

Madre e figlia ritrovate morte nella casa di Castel Volturno, forse uccise dai mariti, non sono l’ennesimo caso di femminicidio?

Purtroppo è così. Ormai abbiamo esperienza: quando scompare una donna, specialmente se madre di famiglia, in redazione sospettiamo immediatamente del marito o comunque del compagno sentimentale.

Potrebbe essere questa la lettura della morte di Federica Mangiapelo, la sedicenne trovata morta in riva al lago di Bracciano?

Potrebbe anche essere stato un malore. Ma quello che davvero mi sconvolge in questa storia è il comportamento del fidanzato. Un uomo che accompagna a casa una donna dopo una serata si sincera che questa entri nel portone. A maggior ragione se è adolescente come Federica. Come è possibile che questo ragazzo l’avesse lasciata da sola lungo una strada? Che modello sentimentale hanno questi ragazzi?

Chi l’ha visto? è un osservatorio magnifico e terribile sulla famiglia italiana.

Attraverso le storie degli scomparsi, captiamo prima di chiunque altro come sta diventando la società. Per esempio dall’anno scorso sono aumentati i casi di capifamiglia che spariscono. Ecco, molto spesso si sono suicidati perché avevano perso il lavoro o avevano problemi economici. E noi lo abbiamo capito prima che si cominciasse a parlare dei suicidi per la crisi economica.

La cronaca nera è insomma uno specchio politico?

Non facciamo cronaca nera. Noi raccontiamo l’Italia stando dalla parte delle persone normali e certamente esiste una lettura anche politica degli avvenimenti. Le persone hanno capito che Chi l’ha visto? non si rassegna e continua a pretendere la risoluzione dei casi di cui nessuno si vuole occupare. Prendiamo ancora le due donne di Castel Volturno: prima che trovassero i cadaveri, una settimana dopo la messa in onda del nostro servizio, a nessuno interessava che fine avessero fatto Elisabetta Grande e Maria Belmonte. E, per molti anni addietro, nemmeno alle forze dell’ordine. Questo mette in risalto anche la mancanza di controllo del territorio, così come i tanti scomparsi malati di Alzheimer fanno capire che le famiglie non possono essere lasciate sole. E questa è politica. Il fatto di occuparmi di vicende che molti dimenticano è sicuramente una eredità di Sandro Curzi, che prima di chiunque altro al Tg3 dava ascolto anche a persone comuni, l’anziano che non riusciva a pagare le bollette, insomma una maniera per nulla snob di fare giornalismo.

La cosiddetta televisione di servizio.

Lo siamo ancora. Per noi è importante che la gente si rivolga a Chi l’ha visto? invece di pagare investigatori privati, avvocati o loschi figuri per arrivare a scoprire la verità. E per una volta trovano aiuto senza dare nulla in cambio.

Poi, però, arrivano le critiche quando il programma manda in onda il filmato del bambino conteso dai genitori. Che, a ben vedere, non è una scomparsa.

Poiché la gente si fida di noi, ci arrivano anche filmati e richieste per casi che non sono direttamente inerenti al programma. Così è successo per il bimbo di Cittadella. Cosa avrei dovuto fare? Insabbiare? Come giornalista avevo il dovere di dare la notizia. Abbiamo oscurato il suo volto e quello degli agenti, non abbiamo indicato il cognome dei genitori né la cittadina dove era accaduto. Mi hanno anche pesantemente criticata perché nel momento del ritrovamento del corpo della quindicenne Sarah Scazzi stavamo andando in diretta proprio con la madre. Ma dico, non si rendono conto che stavamo facendo la trasmissione come ogni settimana, occupandoci del caso come ormai da tempo? Non sopporto che poi le critiche vengano dagli intellettuali ed esperti a gettone che poi chiacchierano nei programmi pomeridiani, senza saperne quasi nulla. Noi parliamo soltanto con le famiglie e con le persone che davvero possono darci una mano. Altro non ci interessa.

Gli appassionati del programma immaginano che la redazione sappia molti elementi che non andranno mai in onda.

Le famiglie degli scomparsi si affidano completamente a noi e naturalmente ci dicono tutto quello che sanno sperando che questo possa aiutare il loro caro ad essere ritrovato. È naturale che non possiamo rivelare tutto. Quando però arriva una segnalazione, cerchiamo di verificare la sua autenticità e affidabilità proprio a partire da quei dettagli che in pubblico è meglio non rivelare.

Molti telespettatori cambiano canale perché dicono che Chi l’ha visto? mette angoscia.

Li capisco. Anche noi ci angosciamo quando le cose vanno male, e siamo molto contenti quando riceviamo la notizia di un ritrovamento. Per bilanciare, ogni tanto prepariamo servizi più leggeri che danno speranza, come quelli dei figli che ritrovano i genitori naturali, o fratelli che riescono a incontrarsi dopo molti decenni.

Le interesserebbe invece tornare a lavorare come cronista parlamentare?

Tuttora la mia passione è la politica e prima o poi tornerò a fare quel mestiere. Penso che oggi raccontare il parlamento sia molto più interessante di un tempo, io cominciai col comitato centrale del Pci dove usciva una riga e con quella bisognava condire un intero servizio.

Prima di abbandonare Chi l’ha visto? potrebbe allora occuparsi della scomparsa della prima conduttrice del programma, Donatella Raffai? Che fine ha fatto?

Raffai è un modello di conduzione televisiva impareggiabile. Spesso anch’io mi chiedo che fine abbia fatto, penso che viva all’estero. In effetti è un mistero…

(intervista apparsa sul settimanale Gli Altri)

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