I maniaci sessuali alla gogna di Facebook

21 Feb

ImageÈ una ragazzina, avrà nemmeno quattordici anni. Indossa un paio di pantaloncini sportivi, scarpe da ginnastica e una maglia che lascia scoperta la pancia. Posa davanti all’obiettivo come se dovesse partecipare ad un concorso di bellezza: spavalda. Si chiama Terry, il cognome è cancellato. La foto è stata postata su Facebook con l’aggiunta di una informazione: “Faccio spogliarelli in cambio di ricariche Tim da dieci euro”. Il primo ad apprezzare l’offerta è un uomo maturo che scrive: “Te ne do anche cinquanta”.

Scorrendo la pagina, ecco un altro adolescente. Hanno lasciato nome e cognome, dalla data di nascita si capisce che ha 13 anni. Voleva probabilmente masturbarsi chattando con alcune ragazze. Ha trovato quella sbagliata. Appena accende la webcam e mostra il suo corpo, seduto sulla sedia davanti al computer, i pantaloni abbassati, ecco che la ragazza prende la sua immagine e la pubblica senza pietà nella pagina Facebook che ormai è diventata la gogna pubblica virtuale dei molestatori sessuali: “Io odio i maniaci di merda” è la vendetta delle ragazzine che vengono pesantemente rimorchiate in Internet e che finalmente possono svergognare gli sporcaccioni. Una lista nera infinita di maschi di ogni età, provenienti da ogni luogo della penisola, catturati mentre descrivono comicamente e volgarmente le loro dimensioni, le loro voglie, i loro desideri senza censure. E leggendo le offerte esplicite di molti ragazzi si capisce quanto possano risultare offensive, soprattutto per i modi spicci con i quali si arriva al punto: “Ciao, mi fai un pompino?” è il modello standard.

Una volta pubblicati sulla pagina è impossibile cancellarli: rimarranno a futuro monito, una pena che non si estinguerà mai. E molti spuntano per minacciare di denuncia i gestori: “Avete invaso la mia privacy!”. La risposta, corale, è immediata: “Vai pure a lamentarti dalla polizia postale. Così dovrai anche spiegare perché molestavi quattordicenni”. Uno di questi è un bidello sulla cinquantina.

L’idea della gogna è geniale. Migliaia e migliaia di persone si collegano giornalmente alla pagina soltanto per ridere dei molestatori sbugiardati con nome, cognome e foto. Ridono, gli spettatori virtuali, anche perché molti approcci sono sgrammaticati e improbabili: “Vuoi che mi sego in cam e poi ingoio per te?”, chiede uno. E la ragazza risponde: “Ingoia acido solforico”. Le utenti applaudono.

È la rivincita delle donne, il rovesciamento della realtà dove i maschi normalmente usano la volgarità per mettere in imbarazzo le ragazze. Una scrive: “Forse pensano che siamo stupide”. Non sono affatto stupide, le vendicatrici del web. E il gioco è così divertente che molte, invece di schivare le profferte sudice, si travestono da agnelline e vanno loro a caccia di maschi da eccitare. È così semplice. Basta attendere qualche minuto, cominciare a chattare con un ragazzo, rimanere calme quando comincia a proporre sesso spinto e poi prendere lo screen-shot di quella piccola conversazione. Una di loro addirittura dice alla sua vittima: “Sorridi, stai per finire in mondovisione!”.

Le piccole bastarde senza gloria sono le eroine della pagina. La maggioranza degli spettatori virtuali applaude, urla ingiurie contro i malcapitati. Una minoranza protesta, scrive che non è giusto attizzare gli uomini per poi sputtanarli, soprattutto quando vengono presi di mira ragazzini minorenni, oppure ragazzi che semplicemente avanzano una proposta sessuale con educazione. Per esempio nella fossa dei leoni è finito un undicenne che aveva scritto sotto alla foto di una ragazza: “Mi piacerebbe fare sesso con te”. Undici anni, nome e cognome, svergognato come fosse uno di quei quarantenni – sono decine – che agganciano adolescenti fingendo di essere registi in cerca di modelle per scene piccanti. Giuseppe, siciliano, è uno dei cosiddetti molestatori sbugiardati sulla pagina. Ha 21 anni. Non ha detto nulla di particolare, tranne che ama moltissimo i piedi delle ragazze. Per questo dettaglio feticista è stato insultato da centinaia di persone letteralmente schifate dalla sua inclinazione sessuale.

Perché il web è libero, ma sembra esserlo soltanto per gli adulti. Se sei un ragazzino è ammessa soltanto la norma decisa dagli altri. E così le ragazze che usano se stesse come esca, ma anche i ragazzi che vogliono unirsi alla caccia del maniaco, deridono quelle pagine Facebook dedicate ai travestimenti, ai feticismi vari, alle fantasie erotiche di travestimento, bondage, giochi di ruolo. Non serve che il malcapitato abbia molestato qualche profilo, basta che lanci un appello alla rete per trovare qualcuno che possa condividere un gusto sessuale ed ecco che viene trascinato a forza nella pagina dei maniaci per ricevere la sua dose di insulti e commenti indignati. E così capita anche a quella ragazzina che promette di spogliarsi in cambio di una ricarica per il cellulare: è difficile sapere se sia stata vittima di uno scherzo terribile, se qualcuno abbia preso una sua foto e l’abbia ripubblicata aggiungendo di sua mano la disponibilità a denudarsi. Sta di fatto che avere ripetuto la sua foto, così riconoscibile, nello spazio dedicato ai maniaci ha provocato un diluvio di commenti anche molto denigratori nei suoi confronti: ragazzina stupida, ragazzina facile, cretina, e peggio.

Non sono pochi i molestatori mandati alla gogna che sembrano emarginati, forse con ritardi cognitivi. Approcciano le ragazze con aggressività, usando un linguaggio molto volgare, colmo di errori di grammatica. Imparano la misoginia dai maschi più sicuri, dai maschi apparentemente più sicuri che scrivono: “Non vuoi che te lo ficco nel culo? Allora sei una lesbica schifosa”. Nel web hanno finalmente spazio, e possono contattare ragazze carine anche gli eterni esclusi, quelli con un fisico tragicamente lontano dai desideri femminili, i grassi, i magrissimi, i brutti poco intelligenti, i molto poveri, o quelli che in maniera commovente riassumono tutte queste caratteristiche. Uno di questi, ragazzetto del Napoletano, è il vero zimbello della pagina contro i maniaci. Spalle spioventi, torace sottosviluppato, affetto da un grave prognatismo, Salvatore (nome di fantasia) ha circa vent’anni e mostra un odio misto a pazzo desiderio sessuale nei confronti delle ragazze. Vorrebbe stuprarle, farle a pezzi, lasciare agonizzare. Salvatore è disturbato, confonde i nomi con i cognomi, è semianalfabeta. Eppure molte persone di vario genere hanno creato finti profili Facebook usando foto di donne molto appariscenti e poppute (Salvatore ama incondizionatamente i seni femminili e nella sua immagine del profilo si presenta mentre abbraccia una signora formosissima, che sembra felice di accoglierlo tra le sue braccia, come ci si mostra a volte fintamente contenti e pietosi con i disabili gravi e i matti), insomma da molestatore innocuo è diventato molestato, e finte ragazze bellissime fingono di voler davvero parlare con lui, fingono un interesse totalmente falso e quando il povero ragazzo cade nella trappola, scrive uno strafalcione o risulta involontariamente comico a causa del suo modo distorto di volere il sesso, allora subito quella conversazione da privata diventa pubblica, e Salvatore finisce nuovamente sbeffeggiato da migliaia di persone.

Tutti lo vogliono massacrare, tranne qualcuno che si ribella e scrive all’amministratore della pagina sui maniaci: «A me piace questo spazio e mi fa molto ridere. Ma non vedete che alcuni hanno evidenti problemi psichici? Dov’è il divertimento? Che cos’è un maniaco per voi: chiunque chieda sesso online?». L’amministratore, un ragazzo anonimo sui vent’anni molto consapevole della propria intuizione e della propria moralità, risponde che certamente esistono maniaci bislacchi e malati e che il rispetto nei loro confronti è assoluto; che cercare sesso virtuale non è una colpa, è una colpa invece dare fastidio. Se questo è il manifesto di intenti della gogna pubblica, allora a dare fastidio sono anche le ragazze: alcuni maschi, stanchi forse di essere rappresentati come maiali, pubblicano spezzoni di conversazioni dove pare evidente che la molestatrice è lei. O potrebbe essere uno scherzo, è probabile che questi frammenti di chat vengano utilizzati per scopi differenti, per vendetta, in fondo l’intero dialogo non è mai riportato e stabilire chi ha cominciato a giocare e chi invece ha cominciato a infastidire non è sempre possibile.

Luca D. è genovese, ha una ventina d’anni, un giorno scrive: “Dovreste cominciare a pubblicare anche gli indirizzi di questi uomini schifosi. Qui a Genova siamo pronti a picchiarli”. Contattato in privato, Luca conferma quasi tutto: «Una mia amica ha dato appuntamento ad una decina di molestatori in un quartiere malfamato, apposta per fare uno scherzo. Aveva dato l’indirizzo di una persona che chiaramente non c’entrava. Questi maniaci sono arrivati contemporaneamente, sono stati derubati». Impossibile sapere se questo sia vero. Luca però è convinto che questi maschi infoiati vadano puniti, e non perché compiono reati ma perché sono un oltraggio alla moralità delle donne. Da simpatizzante di ultradestra, pensa che le ragazze vadano protette e quelle che fanno sesso online siano delle poco di buono.

La pagina “Io odio i maniaci di merda” ormai conta quasi 60mila fan. Molti su Twitter la definiscono la pagina più divertente del web. Una manciata di ragazzi vorrebbe invece chiuderla. Sono convinti che tutto quello che viene pubblicato sia falso, e che è impossibile che le ragazze vengano molestate in questo modo, poiché prima di cominciare a chattare, in qualunque luogo, occorre diventare amici virtuali e dunque sembra davvero strano, sempre secondo questi ragazzi, che decidano di contattare uomini adulti, cinquantenni e sessantenni, uomini con una foto volgare o con un nomignolo equivoco, dando loro poi la possibilità di attaccare bottone. Insomma, molto spesso è facile capire prima con chi stiamo cominciando a chiacchierare, e dunque perché si dovrebbero sorprendere di ricevere offerte sessuali molto spinte? È come se dicessero: se la sono andata a cercare. E così la libertà sessuale nel web si restringe, per i maschi per le femmine. Travolti dalla possibilità tutta virtuale di fare amicizia con chiunque, a tutte le ore, spaziando geograficamente come mai era accaduto prima, rimangono entrambi vittime di giochi pesantissimi. E allora compare la voglia di censurare e normare il desiderio sessuale: stabilire cosa è giusto e soprattutto cosa è sbagliato.                                                                                                                              

(Il pezzo è uscito sulla rivista Outlet, diretta da Massimo Ilardi e curata da Katia Ippaso, in allegato al settimanale “Gli Altri” ora in edicola)

 

 

 

 

 

 

Una Risposta to “I maniaci sessuali alla gogna di Facebook”

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  1. La gogna per i molestatori virtuali – Al di là del Buco - 30 aprile 2013

    […] Lo leggo adesso per la prima volta. Non ne sapevo niente e sono esterrefatta. Di gogne e di autoritarismi in nome della difesa delle adolescenti vittime di molestie su internet. […]

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