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Le Femen cercano volontarie italiane in topless(e dicono un sacco di parolacce)

26 Apr

femen2(Intervista pubblicata sull’Huffington Post prima dello show delle Femen al seggio elettorale di Berlusconi)

Intervistare Anna Hutsol, leader delle femministe ucraine Femen, è come rincorrere un’eroina sulle barricate della rivoluzione.

Ventottenne dai capelli rosso fuoco, Hutsol vive tra Kiev e Parigi dove gestisce un centro per allenare le donne francesi che vogliono diventare le nuove guerriere in topless. È la prima filiale Femen in Europa alla quale seguirà presto una in Germania, ma si tratta anche di un riparo dopo la loro esibizione più sacrilega: per manifestare solidarietà alle tre Pussy Riot sotto processo a Mosca e denunciare il maschilismo delle gerarchie ecclesiastiche, la scorsa estate Anna e altre attiviste a seno nudo hanno tagliato con una motosega la croce di legno che nel centro di Kiev ricorda le vittime dello stalinismo.

Iconograficamente ormai famosissime, le donne capitanate da Anna hanno fatto una apparizione a Davos al World Economic Forum protestando contro il capitalismo, così come nel quartiere a luci rosse di Amburgo per affermare che il nuovo nazismo è la prostituzione. Una di loro, poi sequestrata in Bielorussia, è riuscita a rubare l’urna dove aveva appena votato un altro acerrimo nemico, Vladimir Putin. Per la prima volta lo stile Femen è sbarcato anche in Tunisia, dove una ragazza si è fatta fotografare senza abiti e con il corpo ricoperto di slogan. In queste ultimi giorni di Carnevale sono apparse all’aeroporto di Rio de Janeiro, sbandierando cartelloni contro il turismo sessuale. Uno di questi era rivolto sarcasticamente agli uomini italiani: “Belle ragazze a buon mercato”.

Dalla danza di One billion rising alle battaglie delle donne indiane contro lo stupro, le Femen sono le capostipiti di un nuovo risveglio femminile mondiale, spesso estremo e anarchico. La novità è che per loro la bellezza è un’arma che confonde “il nemico”, e un marchio che diventa merchandising: magliette e calchi del loro seno in vendita http://femenshop.com/ per finanziare in parte viaggi e esibizioni.

Hutsol però rimane defilata. Non parla l’inglese e dunque preferisce comunicare con la stampa esclusivamente via email, usando Google Translator per tradurre quello che scrive. In questo modo è anche impossibile sapere dove si trova e cosa stia facendo: dettagli che preferisce mantenere top secret. Esperta teatrale, conosce perfettamente i meccanismi dello spettacolo e della maniera di creare il più ampio baccano possibile con immagini e parole choc. Ecco perché nella intervista all’Huffington Post ha utilizzato epiteti offensivi nei confronti di Putin e Berlusconi, che abbiamo deciso di non riportare integralmente, lasciando però integri i giudizi impietosi: “Se l’Italia deciderà nuovamente di votare questo schifo, allora siete un Paese strano oppure malato”.

Dopo l’incursione all’Angelus in piazza San Pietro a sostegno delle nozze gay, ora promette non soltanto di tornare ma anche di aprire una succursale italiana di donne disposte a spogliarsi e diventare “sextremiste”. L’ultimo exploit maschilista del leader del Popolo della libertà potrebbe accelerare i tempi.

La popolarità di Silvio Berlusconi, stando ai sondaggi elettorali, sta crescendo nuovamente. Avete seguito le vicende italiane e cosa pensate dell’ex premier?

Se gli italiani sono ancora pronti a sopportare questo fango allora se lo meritano. Un Paese che sceglie come primo ministro un uomo accusato di aver pagato una prostituta minorenne è un Paese molto strano, o molto malato.

Se riserva un giudizio così duro contro Berlusconi, perché non avete mai organizzato una protesta vera in Italia contro di lui e invece avete scelto come bersaglio il Papa?

Lo abbiamo fatto. Il nostro movimento ha giocato un ruolo attivo nel combattere questo discutibile personaggio. Il problema è che i principali media italiani, quando Berlusconi era premier, stavano dalla sua parte. Da voi pochi sanno realmente delle nostre proteste contro questa feccia politica. Per esempio il 13 febbraio 2011 stavamo sotto l’ambasciata italiana a Kiev per solidarizzare con le donne italiane scese in piazza quel giorno contro il sessismo di Berlusconi. Il 5 novembre dello stesso anno abbiamo partecipato alla manifestazione del Partito Democratico, nude e col corpo dipinto di bianco, rosso e verde. Abbiamo persino stappato lo champagne con lo slogan “Berlo, ciao!” quando si è dimesso, sempre a Kiev.

 

Immagino che potrebbe usare le stesse parole per Vladimir Putin, contro il quale invece scendono in piazza le Pussy Riot.

Entrambi sono uomini di poca sostanza, avidi e complessati. Entrambi poco rispettosi delle leggi, credono di poter intimidire o comprare chiunque.

 

In questi giorni due attiviste delle Pussy Riot sono tornate ai lavori forzati. Hanno deciso che ricorreranno alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Siete in contatto con loro?

Sosteniamo ogni tipo di attivismo delle donne, perché uno dei nostri obiettivi è ispirare le altre donne a lottare per i propri diritti. Siamo contente di vedere come le donne russe abbiano deciso di protestare dopo aver visto nascere il nostro gruppo, specialmente quando abbiamo notato che inscenavano manifestazioni negli stessi luoghi dove eravamo state noi, e in una maniera molto simile. Naturalmente non siamo d’accordo con la decisione del tribunale di Mosca. Abbiamo segato una croce nel centro di Kiev proprio nell’ultimo giorno del loro processo, per mostrare al mondo l’odio che le gerarchie ecclesiastiche portano nei confronti delle donne.

 

Come organizzate i vostri blitz?

Esattamente come gli americani abbiamo il nostro “asse del male”. Seguiamo le tracce dei nostri nemici (dittatori, uomini di chiesa, protettori) e dopo aver raccolto informazioni e dati scegliamo il luogo e la data della protesta.

 

In Italia un gruppo di ragazze ha fondato una sorta di filiale Femen. Dicono che per il momento non dimostreranno a seno nudo. Riconoscete questo movimento e pensate di espandere la vostra azione creando gruppi di Femen in tutta Europa così come state facendo a Parigi?

Per noi è importante creare un gruppo Femen a Roma, ma è difficile perché l’Italia è un paese cattolico. Allo stesso modo non è semplice far nascere centri Femen nel resto d’Europa. Coloro che vogliono aderire al movimento sappiano che dovremo allenarle per trasformarle in “sextremiste”.

 

Qual è il vostro rapporto con i numerosi gruppi femministi europei? Pensate che Femen potrebbe aderire o fare parte di questa rete o preferite rimanere autonome?
Io e le mie compagne attiviste abbiamo creato un nuovo femminismo chiamato “sextremismo” (sekstremism, ndr), e molte femministe tradizionali non ci capiscono. Siamo un movimento autonomo e alcune associazioni di donne non ci vedono di buon occhio. Ma la nostra lotta è parte della lotta globale contro il patriarcato, sebbene non vogliamo entrare in associazioni troppo burocratiche che parlano a vuoto senza agire.

 

 

Avete deciso di usare il topless per attirare l’attenzione mediatica. Il sociologo Zygmunt Bauman, pur capendo le vostre ragioni, ha detto durante un’intervista che comunque la protesta in topless si inscrive nell’uso mercificato del corpo femminile. Non pensate che per voi sia un limite?

Se guarda con maggiore attenzione vedrà che le nostre armi non sono soltanto i seni nudi, ma anche mani forti, gambe e cervello veloci. Abbiamo creato la tattica del sextremismo per darci la possibilità di entrare in luoghi militarizzati o circondati dalla polizia per guardare negli occhi i nostri nemici.

 

 

Avete spesso dichiarato che apprezzate il supporto degli uomini che la pensano come voi. Accettereste, in via straordinaria, di organizzare una protesta includendo uomini nudi?

Mai. Sarebbe davvero anti-estetico e soprattutto non aderente ai principi del “sextremismo”. Solo il corpo femminile può essere un simbolo di libertà! Gli uomini non hanno bisogno di usare la nudità per manifestare.

 

Siete nate per denunciare il turismo sessuale in Ucraina, definendola “bordello d’Europa”. Lo avete fatto soprattutto per aprire gli occhi alle vostre connazionali che, sempre secondo voi, vedono nel matrimonio una via sbagliata all’emancipazione. Perché vorreste l’abolizione del matrimonio e contemporaneamente siete favorevoli alle nozze gay?

Il matrimonio è una forma di sfruttamento della donna, una istituzione vecchia che presto collasserà. L’approvazione dei matrimoni gay è il primo passo in questa direzione. Il termine matriarcato per noi è una provocazione intellettuale, una nuova utopia.

 

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