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“Io amo gli animali” is the new “Ho tanti amici gay”

31 Dic

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Spesso mi è capitato di mangiare bistecche, uova, calamari e prosciutto crudo a tavola con amici vegetariani, amici antispecisti, animalisti e vegani e non ho mai colto un lampo di rimprovero nei loro occhi. Ho convissuto con un uomo vegetariano che mi spiegava di avere smesso di mangiare la carne dopo un documentario sull’allevamento delle oche per il fois gras. Eppure potevo acquistare, tenere nel frigo e consumare fettine di carne senza che questo disturbasse l’amore.

 

 

Nei lunghissimi anni da carnivora, ho incontrato soltanto un vegetariano davvero intollerante. Era un mio fidanzato, sbuffava se al mare ordinavo la frittura mista, e siccome in macchina voleva sempre ascoltare Bob Marley senza mai cedere alle mie suppliche (era uscito un disco dei Blur alle mie orecchie meraviglioso), alla fine ho pensato che il problema tra noi non era la mia insensibilità animalista, bensì la sua rigidità mentale.

 

 

Ecco perché, nonostante il moroso reggae, non credo di avere mai confuso l’animalismo con l’estremismo. Né ho confuso l’amore per gli animali (generalmente cani, gatti e canarini di casa) con l’animalismo militante. “Amo gli animali” is the new “ho tanti amici gay”. A questo, ai lunghi pranzi tranquilli con gli amici vegetariani e antispecisti, ho pensato quando ho letto quei commenti stupidi a Caterina Simonsen, la ragazza col respiratore che difende la sperimentazionale animale. Una associazione animalista, Essere animali, ha rintracciato i profili Facebook dei quattro presunti animalisti cretini e ha scoperto -ne ha scritto Margherita D’Amico su Repubblica – che sono soltanto cretini e non animalisti, visto che nella loro bacheca non compare traccia di attivismo, volontariato al canile, link antispecisti, nemmeno la foto del cane della zia. Niente. Ma anche se fossero davvero coraggiosi guerrieri della Animal Liberation Front, ecco, sono semplicemente degli imbecilli.

 

 

Fa comodo però avere quattro imbecilli presunti animalisti. Fa comodo nella nuova guerra di opinione che, a differenza delle scie chimiche, fa saltare i nervi anche agli editorialisti dei giornali importanti. Una amica giornalista che per un periodo doveva curare la pagina Facebook di un settimanale non impegnato politicamente mi ha detto di aver ricevuto un ordine preciso: mai trattare l’argomento animalista, animali, carne, vegetariani o scoppia il putiferio. Ho visto persone quiete e cortesi postare sui social network oscure ricerche che proverebbero come in realtà i vegetariani uccidano più animali dei carnivori (tiè!) e altre persone normalmente educate che hanno preso a pretesto il caso di Caterina Simonsen per affermare “io lo sapevo che gli animalisti sono dei nazisti”.

 

 

Prima di continuare devo confessare che da otto mesi non mangio carne. Non posso però dirmi vegetariana, perché mangio il pesce. Sono perciò lontanissima dalla purezza, dalla coerenza e dall’esemplarità. Eppure mi stupiscono le rivendicazioni di molti carnivori – essendo io una mezza carnivora – che negano contro ogni evidenza scientifica un fatto incontrovertibile: gli animali soffrono. Soffrono moltissimo nell’essere rinchiusi in gabbia, così come soffrono nel partorire vitelli che poi verranno allontanati dalle madri. Soffrono se sono costretti a tenere un tubo gastrico per sperimentare nuovi medicinali, così come soffrono quando vengono portati al macello. Soffrono quando sono fatti ammalare appositamente di tumore, diabete e altre malattie così come soffre un cane abbandonato dal padrone.

 

 

La stessa diatriba sul termine “vivisezione” è angosciante. La legge consente sperimentazioni su animali senza anestesia per provare farmaci antidolorifici, e non occorre pensare a bestiole tagliuzzate mentre si dibattono vive sul tavolo del vivisettore.

 

Che gli animali provino un dolore fisico identico a quello umano, e in molti casi anche psicologico, è evidentissimo. Questo dolore può essere considerato allo stesso tempo eticamente insopportabile e necessario. Un mio caro amico di Gerusalemme, padre di quattro bambini, durante il bombardamento di Gaza nel Natale 2008 mi diceva con autentica disperazione: “Mi distrugge pensare che la sicurezza dei miei figli debba passare per l’insicurezza dei figli degli altri”. Poiché non potevo mettermi nei suoi panni, ho preferito tacere. Ma come molti avrei potuto dire: siamo sicuri che questa politica terrorista sia l’unica salvezza per Israele? E sicuramente mi avrebbe risposto che in futuro forse le cose sarebbero cambiate ma ora quella guerra era drammaticissima ma necessaria.

 

 

Ecco, mi pare che questo tormento etico del vincitore sia completamente assente in coloro che difendono a spada tratta la sperimentazione animale. Parlo dei medici, ma anche delle persone comuni. La pagina Facebook “A difesa della sperimentazione animale” in questo senso è una pagina di fanatici, nonostante sia curata da ricercatori. A volte mi immagino un gruppo di geologi fondare la pagina “La terra è rotonda” oppure un gruppo di fisici “Le scie chimiche non esistono”. C’è bisogno che un gruppo di scienziati difenda l’ovvio nei social network? Il fatto è che la sperimentazione animale è una metodologia, non un fatto scientifico accertato come la rotondità della Terra e l’esistenza degli elettroni. E quello che non solo gli animalisti affermano, ma anche la direzione di molta ricerca medica è quella di abolire lentamente la sofferenza degli animali da laboratorio senza per questo rallentare la scoperta di nuove cure. Di questo obiettivo – non solo animalista – i fanatici di “A difesa della sperimentazione animale” non parlano mai. Preferiscono ospitare insulti agli “animalari” compiendo allo stesso tempo una ipocrisia che per esempio il mio amico israeliano non tollerava: quella di negare la sofferenza delle vittime.

 

 

Cercando dunque di riassumere questi ragionamenti, ecco i miei auguri e consigli per il 2014 a voi tutti:

 

 

  1. Se trovate un fidanzato che ascolta lo stesso disco o lo stesso gruppo rock in qualunque occasione, non prendetelo per un appassionato di musica

  2. Vi auguro di prendere in casa un cane, un gatto, un topo, una rana. Ma non comperateli, porta male.

  3. Non pronunciate mai più la frase “Beh allora se non vuoi la sperimentazione animale la prossima volta che ti ammali fai yoga e poi vedi se guarisci”. Provateci, starete meglio

  4. Fatevi un amico israeliano e un amico palestinese, e ascoltateli entrambi.

  5. Ascoltateli bene e poi, se sono sexy, abbandonate subito la conversazione e spogliateli

  6. Non usate troppo l’aggettivo “sexy”, fa molto anni Ottanta

  7. Resistete ai vestiti di American Apparel: tranne qualche eccezione, sono una sòla

  8. Il contrario di animalista non è medico/scienziato/razionalista bensì Giovanardi , che ha ospitato al Senato un convegno dei produttori di carne e pellicce

  9. Il 2014 è obbligato a portarci almeno due cose: lo scudetto della Roma e serenità finanziaria in ciascuna famiglia

  10. Ad oggi nessuna ricerca medica è riuscita a superare l’efficacia di sesso droga e rock ‘n’ roll

 

 

 

3 Risposte to ““Io amo gli animali” is the new “Ho tanti amici gay””

  1. Antonino 31 dicembre 2013 a 15:08 #

    bellissimo ed intelligente post, ma una sola piccola imprecisione: la terra non è tonda, ha la forma di terra, cioè è un geoide (che significa esattamente la forma della terra).

    • Laura Eduati 31 dicembre 2013 a 15:23 #

      Grazie della precisazione. Nessuno però va in giro a dire che la terra è un geoide. Dicendo che la terra è tonda ci capiamo tutti🙂

  2. Silvia 31 dicembre 2013 a 17:33 #

    Bellissimo articolo, condivido in ogni sua parte. Da antispecista e vegana posso riconoscermi nella parte del movimento tollerante, non bisogna mai dimenticare che ognuno ha il suo percorso…

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